mercoledì 9 settembre 2015

Recensione Prendimi per mano di Sarina Bowen (Serie The Ivy Years #1)

Titolo: Prendimi per mano
Titolo originale: The Year We Fell Down
Autore: Sarina Bowen
Serie: Ivy Years #1
Editore: De Agostini
Data di pubblicazione: 1 settembre 2015
Pagine: 231
Punto di vista: prima persona (Corey)
Livello di sensualità: caldo

Trama: Corey Callahan non avrebbe mai immaginato di iniziare il college inchiodata su una sedia a rotelle. È bastato un attimo, un maledetto attimo, per infrangere i sogni di una vita e rovinare una promettente carriera sportiva. Corey è convinta che nessuno al mondo possa capire come si senta… Almeno finché non incontra Hartley, il ragazzo che abita nell’appartamento di fronte al suo. Hartley è bello, affascinante e gentile.
E ha smesso di giocare a hockey a causa di una frattura alla gamba che lo costringe a trascorrere i pomeriggi sul divano.
L’amicizia tra Corey e Hartley è immediata, una scintilla che illumina i loro cuori. E così, tra stampelle, confidenze e risate a tarda notte, Corey inizia a sentirsi di nuovo se stessa. Di nuovo felice.
Come se la vita avesse finalmente ricominciato a sorriderle ora che Hartley
è lì insieme a lei. Ma c’è un piccolo problema: lui è fidanzato, con una ragazza assolutamente perfetta. E Corey non vuole compiere un passo sbagliato. Perché questa volta inciampare significherebbe cadere, e non rialzarsi mai più… 

Recensione:
Ho un debole per i protagonisti imperfetti. In genere, nei romance, sono sempre bellissimi, super intelligenti e con un sacco di soldi. Così, quando trovo un libro con dei personaggi che portano orgogliosamente i loro difetti, sia fisici che di altro tipo, mi ci butto a peso morto. Sarina Bowen ha stuzzicato la mia curiosità con la sua Corey "rotta", su una sedia a rotelle, e il suo Hartley, con le stampelle a causa di una gamba fratturata malamente.

Ammetto che ero titubante per il triangolo che ci viene annunciato subito, sin dalla sinossi. E io sto ai triangoli come un vampiro sta all'aglio. Mi procurano il mal di stomaco. Però, la curiosità di scoprire se l'autrice avrebbe gestito bene il tema della disabilità fisica, ha battuto il fastidio del prurito in testa (leggi corna che spuntano).

La storia parte un po' in sordina, con l'arrivo di Corey al college, dove la vediamo alle prese con i genitori super apprensivi, che la trattano come se fosse una bambina. Ma è una ragazza forte e determinata, estremamente positiva, pur avendo una visione molto realistica della propria situazione. Non vede rose e viole, si rende perfettamente conto di quello che ha perso. Solo qualche mese prima era una promessa dell'hockey, con un corpo atletico e perfetto, integro. Ora invece ha perso la sensibilità di un piede e dal ginocchio in giù nell'altra gamba. Ogni tanto, quando è distratta, cerca di alzarsi in piedi, dimenticando che non può e si ritrova distesa a terra.

Eppure, nonostante tutto, Corey non mi ha mai fatto pena. Affronta la vita di petto, con organizzazione, forza di volontà e impegno. Dimostra che anche quando ti accade qualcosa di tragico, la tua vita non è finita. Finché sei vivo, devi vivere al massimo, al meglio delle tue capacità. La sua visione alla "poteva andarmi peggio" sembrerà anche ingenua, ma probabilmente è la migliore.

Dicevo, la storia parte un po' al rallentatore, o così mi è parso forse perché sono abituata ai tempi "romance", che in genere sono velocissimi. Tutto, dall'incontro, all'innamoramento, al vissero per sempre felici e contenti, tutto spesso accade in un arco temporale di poche settimane, nelle quali si condensano avvenimenti e fraintendimenti più o meno credibili. L'autrice, invece, non si gioca la carta scontata (e inflazionata) della fidanzata segreta. Hartley è molto limpido, sincero e schietto, non si imbarazza facilmente. E per colpa di questa sua ultima qualità, credetemi, ne vedrete delle belle! Corey quindi è ben consapevole di non avere alcuna speranza di vincere le attenzioni di Hartely, quando lui ha una fidanzata così bella e popolare, con due gambe lunghissime e , al contrario di lei, perfettamente funzionanti. Coltiva così con Hartley una solida amicizia, fatta di chiacchierate e partite a RealStix Video Hockey. 

Mentre la fidanzata è opportunamente fuori dai piedi, in Europa per tutto il trimestre scolastico, il rapporto tra Hartely e Corey diventa sempre più stretto. Iniziano a confidarsi anche dettagli parecchio imbarazzanti. E questo porterà alla "notte più strana della vita di Corey". Cosa succede? E secondo voi ve lo dico? Vi basti sapere che l'età consigliata dalla DeA per la lettura di questo libro (tra i 12 e i 18 anni), mi sembra un attimino da rivedere! Capito?

L'ambientazione è quella tradizionale di un college americano, ma in questo caso l'autrice vi pone un'attenzione particolare, descrivendoci Harkness con dettagli vividi, riferimenti geografici ed architettonici. Mi sembrava di vedere con i miei occhi gli edifici secolari in pietra e gli imponenti cancelli in ferro, e di sentire sulla mia pelle l'atmosfera un po' cupa e gotica. Aggiunge ulteriore realismo raccontandoci le difficoltà di muoversi per un campus con una sedia a rotelle, così che anche solo andare in mensa o a una festa, diventa un'avventura.

Per concludere, consiglio questo libro? Assolutamente sì. E' davvero carino, i personaggi sono molto positivi e, se non vi basta, porta anche a fare qualche riflessione sulla vita, che non guasta mai. 

Il mio voto è:

4 commenti:

  1. ops, volevo leggerlo... ma sono taaaanto esigente e taaaanto critocona e taaaaanto rompipalle... che faccio?

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  2. Mmmm... Silvia, di difetti ce ne sono, visto l'argomento mi sarei aspettata di soffrire un po' di più (e so che a te piace soffrire), eppure non pecca di superficialità. Semplicemente la protagonista è molto prosaica e non piange sul latte versato. Insomma, il libro è carino ma non penso ti entusiasmerebbe. Ti sono stata utile? Mi sa di no... XD

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  3. Mi sei sempre utile! Purtroppo, e qui non ci possiamo fare niente, molti libri seguono il nostro umore, quindi vanno anche letti nel momento giusto. Non saprei, perché sì, mi piace soffrire, però mi ho apprezzato Il Buco Nero (scrivere tutto il titolo era troppo lungo, così ho scritto tra parentesi qualcosa di ancora più lungo °___°) e non si patisce tantissimo nonostante si parli di suicidio.
    Forse non voglio solo soffrire, ma devo essere tipo travolta da un tir.

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  4. Mmm... Questo libro non lo definirei un tir, proprio no. Il Buco Nero (oddio, così è pure peggio che il titolo originale! X°°°D) lo devo ancora leggere! Poi magari ti posso fare un confronto. :)

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