venerdì 24 giugno 2016

Recensione Giada. Un amore colpevole di Anna Chillon


Titolo: Giada. Un amore colpevole
Autrice: Anna Chillon
Serie: autoconclusivo
Editore: self-publishing
Data di pubblicazione: giugno 2016
Pagine: 349
Genere: erotic romance


Trama: Non ero pronta per lui, ma questo non gli importò. 
Entrò come un tornado nella mia vita, la stravolse spezzandomi il fiato e mi rese donna, a dispetto di tutto e tutti. 
Il giorno del mio diciottesimo compleanno, spiando quel ragazzaccio condannato ai lavori socialmente utili, pensai che la vita stesse per sorridermi, lungi dall’immaginare cosa in realtà stesse per serbarmi. Qualcosa più grande di me mi avrebbe presto travolta, scossa alle fondamenta, gettando il mio corpo e il mio cuore in pasto a una persona con l’animo di un lupo selvatico. Per tutti sarebbe stato uno scandalo e una vergogna: nessuno avrebbe compreso, perché nessuno conosceva le molteplici verità che quel lupo era stato così bravo a celare. 
Forse un cuore, seppur logoro, l’aveva anche lui. 
E forse, se avessi lottato e ignorato le apparenze, prima o poi lo avrei scoperto.


COMMENTO DI ESTELLE:

È curioso come molti argomenti tabù non abbiamo perso la loro fascinazione nel tempo.

Era il lontano 1955 quando Vladimir Nabokow suscitò la pubblica indignazione nei ben pensanti pubblicando Lolita, romanzo evergreen che parla della passione scandalosa e carnale del maturo professor Humbert per la dodicenne Dolores, da lui ribattezzata Lolita.

Incesto e pedofilia sono le due ali scure che fanno ombra a una trama sanguigna e tormentata, che in un certo senso ritroviamo anche nel controverso libro di Anna Chillon. Una storia difficile, che porta alla naturale manifestazione di sdegno e scandalo, se non fosse per la penna raffinata dell’autrice, che ci conduce per mano nella mente torbida di Vincent e in quella limpida, ma agitata, di Giada.

Le analogie con Nabokow in realtà si riducono alla grande differenza di età dei protagonisti: Vincent ha 43 anni, Giada appena 18, ma le somiglianze si fermano lì. Se Lolita, soprattutto all’inizio, appare come una ninfa provocante e giocosa, certa della sua avvenenza e del potere che ha sul professore, Giada, al contrario, è piena delle insicurezze proprie delle donne in erba: paura di non essere abbastanza carina, di non avere il seno grande o al contrario un corpo troppo formoso. Giada non possiede la sfrontatezza tipica dell’adolescenza, che si rivela in colpi di testa che generano rimorsi. È pacata, studiosa, fin troppo introspettiva. E ha un segreto.

La Chillon riesce a partorire dei protagonisti maschili in grado di risvegliare l’ormone di un’ottuagenaria. Vincent è cupo, introspettivo, un lupo che si aggira con passo felpato, silenzioso, nella caccia alla bambina avventata che ha smarrito la strada, o che ha fatto di tutto per smarrirla? Giada ha commesso un errore lasciando la via maestra, oppure ha volutamente imboccato il sentiero proibito che l’ha portata dentro il bosco? Vincent incombe su di lei, sinuoso e desiderabile come può esserlo il peccato veniale che si è tentate di commettere non appena si abbandona il confessionale. Lo brama, nonostante il ventaglio di rughe intorno agli occhi, la barba trasandata che comincia a ingrigire, lo sguardo di chi ha visto molto, l’esperienza maturata negli anni in cui lei neppure era stata data al mondo. 

C’è un abisso incolmabile a dividerli, ma che entrambi sono decisi a riempire: sguardi complici, promesse sussurrate, artigli che graffiano e marcano, morsi che sanguinano e bocche che lambiscono. Amore e devozione, giuramenti che vanno oltre la vana promessa pronunciata su un altare. E dove Vincent è impeto e tempesta, Giada nella sua acerba maturità, è la calma dopo il temporale, è la mano che placa.

Vincent e Giada sono agli antipodi, ma sono anche due figure speculari legate da un filo doppio, da un destino che li ha fatti nascere a troppi anni di distanza, ma che ha dato loro i mezzi per abbattere gli ostacoli.

Una prosa che gronda sensualità e decadenza, un continuo alternarsi di emozioni che oscillano tra la passione e il tormento, l’amore e il senso di perdita. In un finale che lascia il segno, ma che inevitabilmente innesca la tristezza tipica di chi dice addio a personaggi che hanno messo radici nel cuore.

Grazie, Anna Chillon.

2 commenti:

  1. Bellissima recensione Estelle!!!
    Ho recensito anch'io "Giada. Un amore colpevole" qualche giorno fa, e ho amato questo libro, e ammetto che anche Vincent mi ha conquistata con quel suo animo oscuro da lupo. E' stata la mia prima lettura della Chillon e sono curiosissima di leggere la sua serie fantasy di cui ho sentito dire grandi cose ;)

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  2. Grazie Frency <3 Ora mi vado a leggere la tua perchè sono curiosissima!! La Chillon è una garanzia. Ho letto sia gli urban fantasy, che lo storico e devo dire che qualunque cosa scriva lo fa in maniera egregia.

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