giovedì 15 ottobre 2015

C'era una volta...



C'era una volta, in un Regno lontano lontano una bambina di sette anni famosa per la sua incomparabile bellezza: aveva i capelli neri come l'ebano, labbra rosso corallo e la pelle bianca come la neve (chi sarà mai?).
Un giorno arrivò al castello un principe e quando vide la principessina se ne innamorò perdutamente (anche secondo me era un pedofilo). La madre della bimba, una donna gretta e meschina, ne fu subito gelosa e ordinò al guardiacaccia di portarla nel bosco per ucciderla (10 a 1 che la madre voleva portarsi a letto il principe).
Ma il servitore ebbe pietà delle principessa ed ella fuggì nel bosco fino ad arrivare nella casetta dei sette nani (e qui come sempre si sprecano allusioni sessuali, d'altronde questa favola è la più abusata nel mondo del porno).

Tutti voi avrete capito che la favola in questione è quella di Biancaneve. Non mi sono inventata nulla, a parte le mie sconclusionate considerazioni. 
Il fatto è che le favole per come le conosciamo sono un tantino diverse.

I fratelli Grimm  hanno preso dei racconti popolari e li hanno trasformati in favole, aggiungendo particolari cruenti, tanto sangue e una buona dose di terrore. Quentin Tarantino li avrebbe adorati.

Prendete la favola di Cappuccetto Rosso, la deliziosa bambina che disobbedendo alla madre ha incontrato quel cattivo del Lupo e ha decretato la morte della povera nonna. In realtà il significato di questa favola è ben più profondo. Esistono una quantità infinita di supposizioni e teorie: Cappuccetto Rosso è una prostituta (all'epoca la mantellina era usata per distinguere le donne che svolgevano l'onorata professione) oppure la storia altro non è che la metafora della vita di una bambina che con il sangue mestruale diventa donna. O peggio ancora la favola parla di una fanciulla che incontra il mostro, inteso come uomo cattivo, e la mantellina è il sangue che versa nel rapporto sessuale.

Anche Cenerentola non manca di particolari raccapriccianti. Le due sorellastre per far calzare la scarpetta si tagliano le dita dei piedi e i talloni. Come se non bastasse, alla fine vengono accecate da un due corvi per la loro crudeltà e diventano delle accattone.

In alcune favole si fa riferimento a consuetudini passate, come lo sfruttamento minorile. Basti pensare che i sette nani erano in realtà bambini impiegati nelle miniere. Hansel e Gretel richiamano la terribile abitudine di vendere i propri figli per mandarli a lavorare, e a morire, nelle miniere o a svolgere i lavori più faticosi. Altre ancora si ispirano a fatti realmente accaduti. Ne Il pifferaio magico si racconta di un episodio risalente al 1300, nella città tedesca di Hamelin, dove sparirono moltissimi bambini: se per un incidente, una malattia o semplice migrazione non c'è modo di saperlo.

E come non citare quella dormigliona della Bella Addormentata? Toglietevi dalla testa la versione Disney. Anche per Rosaspina esistono diversi adattamenti: in uno il principe vede la fanciulla addormentata e la violenta. Dopo nove mesi nascono due gemelli, uno dei quali succhia il dito della madre, togliendo la spina e risvegliandola. Oppure il principe sveglia la ragazza e la porta con sé in una casa in mezzo al bosco,dove andrà a trovarla saltuariamente. Il motivo è agghiacciante: la regina  madre in realtà è un'orchessa. Pur avendo abbandonato le cattive abitudini, la sua natura non la rende proprio affidabile. Il principe ha avuto nel frattempo due figli e decide di portare la sua amata con tanto di prole al castello. Ma la regina non vede i nipotini come adorabili bambini, bensì come teneri bocconi da marinare per una notte e un giorno, prima di passarli in forno a 180 gradi per un'ora circa. Ma viene smascherata e gettata in una fossa piena di serpenti.

Anche per questa favola gli psicologi si sono scervellati per capire l'intrinseco significato, concordando sulla metafora della vita di ogni donna: infanzia, pubertà, che coincide con il versamento del sangue ad opera del fuso di un arcolaio, e età adulta con l'arrivo del principe, che in effetti è relegato a un ruolo minore.

Ma la versione migliore di questa favola è quella della grande Anne Rice: sto parlando della Trilogia dei sensi.
Bella viene svegliata dal principe con un rapporto sessuale. Fin qui nulla di strano. Se non che l'uomo decide di portarla con sé nel suo regno fatto di perversioni, sadomasochismo e umiliazioni di ogni genere. Bella è spaventata? terrorizzata? vorrebbe fuggire? Neanche per sogno. Piange, si strugge e prova orgasmi su orgasmi mentre il suo reale deretano viene arrossato da corregge, frustini e palette. Passerà dalle nobili stanze del castello, alla più abbietta degradazione del villaggio, fino allo sfavillante impero del sultano. Alla fine farà ritorno al suo castello, sposerà il principe azzurro e vivrà per sempre felice e acciaccata.

Ora, forse, vedrete le favole sotto un'altra luce, magari non vi piaceranno più così tanto, o forse sì. Magari sorriderete sotto i baffi mentre racconterete ai vostri figli di quando la deliziosa Biancaneve è stata svegliata con un bacio.

Comunque sia, le favole restano il modo migliore per insegnare ai bambini l'esistenza del bene e del male e il delicato equilibrio che li unisce.
L'importante è che ogni storia finisca con un "E vissero per sempre felici e contenti..."



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