giovedì 17 settembre 2015

Recensione doppia Io ti appartengo di Pepper Winters (Serie Indebted #1)



Titolo: Io ti appartengo
Titolo originale: Debt Inheritance
Autore: Pepper Winters
Serie: Indebted #1
Editore: Newton Compton
Data di pubblicazione: 10 settembre 2015
Pagine: 215
Punto di vista: prima persona alternato
Livello di sensualità: molto alto


Trama: «Tu sei una mia proprietà. Ho un documento che lo dimostra. È innegabile. Tu sarai mia fin quando non avrai pagato il tuo debito». La famiglia di Nila Weaver è obbligata a rispettare un patto di sangue stretto in tempi antichi con la famiglia Hawk e, in quanto primogenita, la ragazza sconta ancora le colpe degli antenati. I secoli bui sembrano essere passati, ma i debiti non sono stati cancellati. E Nila ha poca possibilità di scegliere il suo futuro. Jethro Hawk, ultimo primogenito dei creditori, affascinante quanto agghiacciante, riceve Nila in eredità per il suo ventinovesimo compleanno. La sua vita gli apparterrà finché lei non avrà pagato il debito secolare. Jethro può fare di lei quello che vuole, senza porsi limiti, e Nila non può difendersi, né sperare in alcun aiuto. Può solo obbedire 

La pagina facebook dell'Autrice

Recensione di Claire:
(ATTENZIONE SPOILER)
Mi sono imposta, sin dall'inizio, di non riporre troppe aspettative in questo libro. Nonostante ciò non vedevo l'ora che uscisse e l'ho acquistato il giorno stesso. E puntualmente ne sono rimasta delusa.

La trama è accattivante: cosa può architettare un uomo per obbligare una donna a sdebitarsi? E poi in cosa consiste questo debito centenario che passa di madre in figlia ma di cui nessuno sa nulla? E Jethro, l'affascinante, oscuro protagonista, che si presenta con le sembianze di un gentiluomo distinto e raffinato, quali oscene sorprese ci riserverà?


Occultai la mia vera natura con un velo di convenienza. Fui maestro nell'arte dell'affabilità.

Niente di più falso. Partiamo proprio da lui, Jethro: bellissimo, ricco oltre ogni immaginazione, sadico, fa parte della Confraternita del diamante nero (guai a chi ride!). Un bel giorno suo padre gli fa sapere che ha ereditato, tra le altre cose, una donna della quale potrà disporre come preferisce, potrà addirittura ucciderla, se lo vorrà.
Così Jethro va da lei e... bè, io l'avrei ammaliata, irretita. Magari le avrei proposto una romantica serata a lume di candela con sesso come optional finale in un letto oversize nell'hotel più chic della città. Invece no. Jethro la obbliga a seguirlo, dicendole che non ha scelta, che la vita dei suoi cari dipende da lei. E le dà ripetutamente della stupida. Alla fine la droga e la mette su un aereo.

Nila. Può una donna essere un paradosso di se stessa? Lei lo è. Ha ventiquattro anni, è una stilista di successo, è bella, ma, e qui volevo sbattere la testa al muro, fa parte di quella categoria di protagoniste che, ahimè, non sa di avere una vagina. Detta così sembra strano, ma cosa devo pensare di una donna che preferisce una sana corsa ad una sessione di sesso fai da te? Nila non sa neppure com'è fatto un orgasmo. Ancora adesso, a distanza di tempo in cui ho chiuso il reader, mi chiedo come faccia un personaggio pubblico come Nila a non avere uno straccio di relazione, uno scopamico, anche un'amica un po' particolare. Lei è sola, fatta eccezione per il fratello e il padre che in pratica non la lasciano mai, tranne quando saranno obbligati a farlo e la domanda nasce spontanea, come direbbe il buon Lubrano: perché Nila non è stata nascosta? Perché attendere inermi che si compisse il suo destino? Perché l'hanno protetta sotto una campana di vetro, impedendole di vivere, se comunque doveva fare quella fine?

Sorvoliamo il simpatico, si fa per dire, siparietto inscenato dai due nel momento del rapimento. Quando arriva nella magione/prigione in Inghilterra, Jehtro perde definitivamente l'occasione di rivelarsi quel cattivone che tutte noi ci aspettavamo, viste le premesse. Già perché è palese che sia succube di suo padre, che in fondo in fondo al suo animo, quella scintilla di bontà che hanno cercato di spegnere sin da quando era piccolo è lì, che cova sotto le braci. Non importa se rinchiude Nila insieme ai cani, lui ha perso l'occasione di essere un protagonista da dark romance. Da qui in poi diventa spettatore.

Spettatore di un pranzo in cui Nila farà la parte della cameriera, dove verrà a conoscenza del suo destino, dove tra una leccata e un'altra saprà che in quella magione lei perderà la vita, proprio come sua madre. E dopo queste terribili rivelazioni, dopo aver mostrato il suo corpo (quasi) immacolato che succede? Lei ha un orgasmo, sulla tavola, davanti a tutti. Persino davanti a un bambino di dieci anni, e qui ci sarebbe parecchio da ridire, ma poi mi dilungherei davvero troppo.

Ho trovato questa storia sterile, vuota, costellata di incongruenze. Non ho apprezzato la traduzione, che ha ulteriormente rallentato il ritmo della storia. Ho dato due stelline e mezza, ma solo perché voglio dare il beneficio del dubbio a questa autrice che so essere talentuosa, e perché bocciare una serie così lunga, basandomi su un libro così corto, ha poco senso.

Al prossimo libro, ora che la caccia è aperta...


Il mio giudizio è

Recensione di Alice:
Ma perché Signore, perché??? Perché mi incaponisco a leggere questo genere che proprio non mi garba, per dirla alla toscana? A parte che di Dark questo romanzo ha davvero poco, quindi inizio a pensare che forse scelgo solo le autrici sbagliate e non sia quindi tutta colpa del genere. Ma tant'è...

Parliamo di questo "capolavoro" di nuovo tanto atteso e che si è invece rivelato, secondo la mia modesta opinione, l'ennesima cavolata senza capo né coda. Il libro sembra partire bene, con il protagonista che si presenta, spiegandoci quanto sia brutto e cattivo, un primitivo barbaro, dominato dall'istinto della caccia. Peccato che calchi un po' troppo la mano, facendomi finire per ridacchiarmela, guardandolo con sufficienza e pensando "Che sfigato!

Poi parte la storia. L'idea non sarebbe male, peccato che viene sviluppata con nessuna considerazione per la credibilità. La trama non sta in piedi. Tra Nila che quando sente vibrare il cellulare infilato nel reggiseno, sa già chi è che le sta scrivendo, ogni santissima volta, neanche avesse i raggi X. Il padre di Nila che, ben consapevole del destino che aspetta la sua unica figlia femmina, la consegna senza troppo scomporsi nelle mani del suo aguzzino. Il fighissimo, durissimo, cattivissimo Jethro che ci mette un terzo del libro (non sto esagerando, un terzo del libro!) per rapire una giovane ragazza in abito da sera, con tanto del beneplacito del di lei genitore. Alla faccia dell'efficienza! Passando poi per dialoghi di un'immaturità imbarazzante, del tipo: "Non sei tu che stai rompendo con me. Sono io che rompo con te." Realy? Are you serious? Ma quanti anni hai? Dodici?

Ma il bello (leggi brutto, insulso, assurdo e pure vagamente disgustoso) deve ancora venire. Leggere per credere... Tra una descrizione di quanto Jet sia imperturbabile e una descrizione di quanto Jet sia imperturbabile (sì, lo so che l'ho ripetuto due volte, secondo voi quante volte l'ha ripetuto l'autrice? A chi indovina regalo un collare con guinzaglio in coordinato), arriviamo alla grande magione inglese dove risiede la Confraternita, che viene così descritta:
"La nostra confraternita era diversa. Eravamo furbi, astuti, scaltri. Ogni uomo che fosse stato trovato a dormire vestito avrebbe passato una notte di tormenti."
Chiaro? Uno dei requisiti chiave di questa esclusiva casta è dormire nudi, altrimenti sono guai! Ma che razza di regola del cacchio è? O_o E poi si definiscono furbi, astuti e scaltri. Facciamo la conoscenza di questo elitario gruppo di astute faine a un pranzo decisamente particolare (leggi surreale, volgare e pure vagamente vomitevole).

Oltre a tutto questo, aggiungo che lo stile è pietoso. Le frasi sembrano messe insieme con lo scotch, assemblandosi peggio di un mobile dell'Ikea. La caratterizzazione dei personaggi è pure peggio, se possibile. Sono bidimensionali. Soprattutto lui, che manca totalmente del fascino complesso del vero cattivo. E' tutto chiacchiera e pochi fatti. Mi veniva da cantargli la canzone "E così e cosà" degli Articolo 31, sapete quando nel ritornello c'è il coro che dice "Parli sempre e mai lo fai"?
Ciò nonostante, siccome ho la capoccia dura, voglio dare un'altra opportunità a questa autrice. A quanto pare questa è la sua serie meno riuscita, mentre la serie Tears of tess è tutta un'altra musica. Sarà vero? Se verrà pubblicata in Italia, ve lo farò sapere. 

Il mio voto è:

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