mercoledì 12 agosto 2015

Recensione Il rumore dei tuoi passi di Valentina D'Urbano

Titolo: Il rumore dei tuoi passi
Autore: Valentina D'Urbano
Serie: Singolo 
Editore: Longanesi
Data di pubblicazione: 10 Maggio 2012
Pagine: 320
Punto di vista: prima persona
Livello di sensualità: bassissimo

Trama: In un luogo fatto di polvere, dove ogni cosa ha un soprannome, dove il quartiere in cui sono nati e cresciuti è chiamato «la Fortezza», Beatrice e Alfredo sono per tutti «i gemelli». I due però non hanno in comune il sangue, ma qualcosa di più profondo. A legarli è un’amicizia ruvida come l’intonaco sbrecciato dei palazzi in cui abitano, nata quando erano bambini e sopravvissuta a tutto ciò che di oscuro la vita può regalare. Un’amicizia che cresce con loro fino a diventare un amore selvaggio, graffiante come vetro spezzato, delicato e luminoso come un girasole. Un amore nato nonostante tutto e tutti, nonostante loro stessi per primi.
Ma alle soglie dei vent’anni, la voce di Beatrice è stanca e strozzata. E il cuore fragile di Alfredo ha perso i suoi colori. Perché tutto sta per cambiare.

Recensione:
Ormai mi conoscete, sono una romance addicted al 100%, le mie letture preferite sono romantiche e leggere. Per me la lettura è un momento di piacevole evasione, di relax, un'occasione per staccare la spina dalla realtà. Quindi generalmente evito libri drammatici o con tematiche toste. La vita fa già abbastanza schifo nella realtà, non voglio sentirmelo ricordare anche nei libri. Però, ogni tanto, qualcosa stuzzica la mia curiosità. Se ne sta lì e mi guarda, con il dito puntato. E mi fa anche un po' vergognare della mia superficialità. Quindi oso smentire il nome che mia mamma mi ha dato e metto il piede fuori dal mondo delle meraviglie.

Questa volta è toccato a Il rumore dei tuoi passi. Ci sono voluti tre anni per auto-convincermi a leggerlo, ma alla fine ce l'ho fatta, complice la curiosa cover anni '80. L'ho preso in mano senza ricordare nemmeno una parola della trama, ma solo la vaga sensazione che mi avrebbe fatto male.

Mi ha conquistato sin dalle primissime pagine. L'autrice è di un'onestà devastante. Fin dall'inizio non ti lascia inutili speranze, proprio come non le hanno i suoi personaggi. Ti dice già come andrà a finire, non permette di farti illusioni. Questa cosa mi è piaciuta. Ci vuole coraggio a iniziare dalla fine. A dire "le cose stanno così, se ti sta bene bene, altrimenti peggio per te."

Dopo la mazzata delle prime pagine, si riavvolge il nastro della storia di Bea e Alfredo, i gemelli. Assistiamo al loro primo incontro, da bambini, sullo squallido pianerottolo di un palazzo fatiscente della Fortezza. Il piccolo Alfredo rannicchiato a terra, con i capelli biondissimi che sembravano rossi da tanto erano impregnati di sangue, che scorreva a ricoprirgli la faccia. E Beatrice che scoppia a piangere, perché il dolore degli altri finisce sempre per ferire anche noi. Questa sarà la matrice del loro rapporto, uno che soffre e l'altra che sta male di rimando, anche se è troppo orgogliosa per ammetterlo.

Alfredo e Bea hanno un rapporto simbiotico, crescendo uno a fianco dell'altro, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, diventano uno l'estensione dell'altra. Anche se a volte (spesso) si fanno soffrire a vicenda, non possono starsi lontano. Sareste capaci di tagliarvi una mano perché vi fa male? Allo stesso modo loro non riescono ad allontanarsi, sarebbe come perdere un pezzo di loro stessi, troppo doloroso, impensabile.

E così Alfredo continua a scappare dal padre violento e a rifugiarsi a casa di Bea, dove trova una famiglia surrogata che gli offre un po' di pace e di calore. Passa le notti accoccolato nel letto affianco a Bea e Francesco, il fratello di Beatrice. Al sicuro.

Alfredo che è l'anello debole della catena, che si fa picchiare senza ribellarsi, perché l'unica cosa che è capace di fare bene è amare. Alfredo, con i suoi biondissimi capelli lunghi e gli occhi verdi, che non ci prova nemmeno a cercarsi un lavoro, che passa il suo tempo a giocare a calcio o al bar con gli amici, che non ci pensa al suo futuro, perché lo sa già che alla Fortezza ci morirà.

E' Beatrice quella forte, quella testarda, orgogliosa, cocciuta. Ed egoista, nella manifestazione tipica dell'istinto di sopravvivenza. Impone la sua volontà agli altri, soprattutto ad Alfredo, perché lo sa che non potrà mai lasciarla, qualsiasi cosa faccia.

Alfredo e Bea, i gemelli, cresciuti in due uteri diversi, eppure così uniti. 
"Beatrice, chi ti vuole bene ti fa piangere."
Gli sferrai un pugno, spaccandogli il labbro.
Lui non fece una piega, si leccò via il sangue scuotendo la testa. "Ci vediamo quando torni."
Lo guardai allontanarsi su quel piazzale bianco di ghiaia.
"Ti odio, Alfredo!" gli urlai dietro. Nemmeno si voltò.
Con gli occhi ancora pieni di lacrime tornai a guardare l'ustione. Già si distingueva la sua forma.
Era una fottutissima e perfettamente leggibile A.
La D'Urbano ci racconta in modo vivido gli anni di piombi, gli anni in cui l'eroina ha creato un buco generazionale, da tante vittime si è lasciata dietro. La chiamano "la generazione scomparsa". Questo cancro arriverà a toccare anche i nostri protagonisti. 

E' colpa dell'ambiente in cui sono cresciuti? La Fortezza, quel quartiere degradato, è come uno stato straniero a sé, con confini ben delineati e invalicabili. Che ti lascia un marchio addosso, visibile per tutti. Che ti tiene in gabbia, rabbioso ma rassegnato. Quel posto in cui nemmeno la polizia ha interesse a vigilare, che si ammazzino tra di loro, quelle bestie, basta che non se ne escano dal quartiere.

L'autrice non vuole commuovere, non gioca la carta della drammaticità. Non le serve. Con il suo stile secco, tagliente, prosaico, ci riesce lo stesso, a farmi piangere. Mi ha fatto sentire sulla pelle la disperazione, l'umiliazione, l'impotenza, la rabbia, la rassegnazione... Tutto un mondo di sentimenti in 320 pagine. 

E' un romanzo coraggioso, doloroso, inteso. Lo consiglio? Assolutamente sì, ma va letto con consapevolezza e nel momento giusto. Quest'autrice ed io avremo modo di rileggerci presto. 

2 commenti:

  1. Ho letto La Vita Che Ci Manca della D'Urbano e mi ha mandato in pezzi, però credo che questo romanzo potrebbe addirittura polverizzarmi. Non so se ce la farò mai, anche se lo so, ne varrebbe la pena.

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    1. Ce la farai, Silvia, se ce l'ho fatta io... Devi solo aspettare il momento giusto. La vita che ci manca lo leggerò sicuramente. Ma non so quando...

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