martedì 16 agosto 2016

Recensione Dark Blue di C.J. Roberts
(Serie The Dark Duet #1)


Titolo: Dark Blue
Titolo originale: Captive in the Dark
Autrice: C. J. Roberts
Serie: The Dark Duet #1
Editore: Newton Compton
Data di pubblicazione: 17 agosto 2016
Pagine: 288
Genere: Contemporary Dark
Punto di vista: prima persona/terza persona
Sensualità: media. 4 quelle

Trama: Caleb è un uomo con un unico obiettivo: la vendetta. Rapito da ragazzino e venduto come schiavo da un mafioso affamato di potere, da allora non ha mai pensato ad altro che a vendicarsi. Per dodici anni ha esplorato il mondo degli schiavi del piacere alla ricerca dell’uomo che ritiene responsabile del suo tremendo passato. Finalmente riesce a trovare l’artefice della sua sofferenza: ha una nuova identità, ma la stessa natura di un tempo. Per avvicinarsi abbastanza da colpirlo, Caleb deve trasformarsi in ciò che più odia e rapire una bellissima ragazza perché sia la vittima che lui stesso è stato.
Olivia Ruiz ha diciotto anni e si è appena svegliata in uno strano posto. Bendata e legata, ad accoglierla c’è soltanto una calma voce maschile. Si chiama Caleb, ma vuole essere chiamato Padrone. Olivia è giovane, bellissima, ingenua e testarda. Possiede una sensualità oscura che non riesce a nascondere. Pur essendo terrorizzata dall’uomo forte, sadico e arrogante che la tiene prigioniera, l’irresistibile attrazione che prova per lui la tiene sveglia nel buio.

Recensione di Monica:

Voglio cominciare questa recensione partendo dalla sinossi e dalla categoria in cui questo romanzo è inserito, ovvero i Romanzi Rosa. State cercando una storia d’amore? Una trama in cui il protagonista maschile, bello e dannato, per quanto crudele, alla fine si pieghi dinnanzi all’amore per una creatura dolce e gentile? Cercate un brivido di paura, ma anche l’eccitazione data da scene erotiche?
Bene, se è questo ciò che state cercando, credo che questo romanzo non sia adatto.

Quando ho letto la sinossi mi aspettavo il solito “plot”, abbastanza tipico del dark e su cui preferisco non esprimere un’opinione: lui, uomo perverso e spesso vittima di un passato orribile, pur rapendo e compiendo azioni indegne nei confronti della protagonista –di solito giovane e vergine- finisce con l’innamorarsi di lei. A sua volta la protagonista, pur vivendo situazioni al limite dell’accettabile, finisce per scoprire una nuova dimensione della sessualità e realizzare che il sesso con il bello e dannato non è poi così male, che l’oscurità non è così oscura, che anche il mostro peggiore può nascondere un lato tenero e umano.
Questo è ciò che finora ho trovato nella maggior parte dei dark che ho letto, questo è ciò che non troverete in Dark Blue.

Caleb è un uomo distrutto, cresciuto sulle macerie di un fanciullo bellissimo, rapito alla famiglia, venduto a un pervertito e sopravvissuto soltanto grazie a una folle idea di vendetta. Non gli è bastato uccidere chi materialmente lo ha seviziato e torturato per anni, Caleb ha bisogno di arrivare più in alto, di distruggere mentalmente e fisicamente chi ha dato origine a tutto questo, chi lo ha portato via dalla sua famiglia per gettarlo nell’orrore di un bordello.
Per questo motivo Caleb rapisce Olivia, una ragazzina latino americana, che vive a Los Angeles con la madre e i numerosi fratelli. Bruna, formosa e dotata di una bellezza sensuale e selvaggia che lei stessa cerca di nascondere e negare, Livvie è cresciuta in un contesto dove tutto questo è una colpa. Pur essendo vergine, è spesso accusata dai suoi stessi familiari di essere una “puttana” per il solo fatto di attrarre le attenzioni di molti uomini. La bellezza, per Livvie e Caleb, è una condanna.
«Se avesse avuto qualche difetto fisico, anche piccolo,
forse la sua vita avrebbe avuto risvolti differenti». 
Il romanzo si apre col rapimento di Livvie e il suo risveglio in una stanza buia. Buona parte della storia si svolgerà proprio nell’atmosfera claustrofobica dove la ragazza -e noi con lei- perderà il conto dello scorrere del tempo, dell’alternarsi del giorno e della notte, non avrà idea di dove si trovi e cosa le accadrà. Le sue giornate sono scandite solo dalla presenza opprimente dell’uomo che l’ha rapita: Caleb che le porta il cibo, Caleb che le ordina di chiamarlo Padrone e di accettare di essere chiamata “Gattina”, Caleb che la punisce, Caleb che la tocca dove lei non vorrebbe. 
Ma cosa vuole quest’uomo, bello e terrificante, da lei? 

Non vi nascondo che questo romanzo è un vero pugno nello stomaco, una discesa agli inferi che mi ha messa a dura prova. Ci sono stati momenti in cui ho dovuto sospendere la lettura perché decisamente troppo cruda per i miei gusti. Ciò che Caleb fa a Livvie è disgustoso, non si limita a usarle violenza per “addestrarla” a divenire il perfetto strumento per la sua vendetta, lui in realtà cerca di distruggerla fino a renderla un guscio vuoto, pronto a obbedire senza discutere, fa di tutto per trasformarla in una bambola gonfiabile senz’anima né cervello. 

In tutto questo orrore ho apprezzato il fatto che la Roberts, sinossi a parte, è onesta con il lettore: non c’è amore e non ci sono dubbi su come giudicare le azioni dei vari personaggi. Livvie non gode nell’essere picchiata e non gode quando Caleb le dà piacere. Anche quando prova orgasmi, subito dopo scoppia a piangere e, di fronte all’irritazione dell’uomo, spiega che per lei quel piacere è l’ennesima forma di mortificazione, perché il corpo stimolato reagisce in un certo modo, ma i sentimenti che lei prova non sono certo d’amore. Livvie odia Caleb e la sua bellezza, la gentilezza che le riserva non la fanno cadere in inganno: lui è un mostro e non c’è perdono per ciò che le fa.
«Io ho un nome. Olivia. Livvie. 
E mi rendo conto che non me lo ha mai chiesto, nemmeno quel giorno per strada. Il punto è che non mi ha mai vista come una persona – non una sola volta»
È difficile per me dare un giudizio complessivo su quest’opera. Senza dubbio è scritta in modo perfetto, con una sapiente alternanza tra il pov di Livvie, scritto in prima persona e quindi capace di farci vivere in modo profondo il suo dolore e il suo turbamento, e i pov di Caleb, scritti in terza persona, e quindi adatti a creare il giusto distacco da un uomo che non ha giustificazioni per ciò che fa.
«Accarezza il mio seno, il mio ventre, bacia le mie spalle, ancora una volta mi fa gemere di piacere contro la mia volontà»
«Ogni giorno sono più vulnerabile del precedente. Ogni giorno mi strappa un altro pezzetto di me. E ora ha preso anche l’ultima parte»
Dark Blue è una storia molto cruda, che però non crea ingiustificabili fraintendimenti: violentare non è accettabile neppure se chi lo fa è un uomo che ha un passato doloroso alle spalle; violentare non dà piacere alle donne, far provare un orgasmo non giustifica il mancato consenso. Il dark per me deve farci provare emozioni forti, ma non far passare messaggi sbagliati e la Roberts in questo si rivela un’autrice matura e capace di maneggiare con le dovute accortezze una trama delicata come quella di Dark Blue.
Unica pecca è il finale che chiude in modo un po’ brusco una storia basata più sul gioco psicologico di vittima e carnefice, che sull’azione vera e propria, e questo è il motivo per cui non ho assegnato il massimo dei voti.

Resta il fatto che questa non sia una storia per tutti, soprattutto non è una storia d’amore, oserei dire che è la storia di una presa di coscienza, dolorosa e al tempo stesso necessaria, da parte dei protagonisti. Caleb e Livvie hanno qualcosa in comune e l’incontro tra i due porterà a una  loro crescita positiva, ma non all’amore che qualcuna può sognare e che la categoria in cui è inserito può far credere.

Quattro stelle

(Tutti gli estratti sono liberamente tradotti dal romanzo in lingua originale)

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