giovedì 10 maggio 2018

Recensione Questo canto selvaggio di Victoria Schwab


Titolo: Questo canto selvaggio
Titolo originale: This savage song
Autore: Victoria Schwab
Serie:  Monsters of Verity #1
Editore: Giunti Editore
Genere: Fantasy, Paranormal, YA
Data uscita: 13 giugno 2017

TramaPer anni Verity City è stata teatro di crimini e attentati, finché ogni episodio di violenza ha cominciato a generare mostri, creature d'ombra appartenenti a tre stirpi: i Corsai e i Malchai, avidi di carne e sangue umani, e i Sunai, più potenti, che come implacabili angeli vendicatori con il loro canto seducente catturano e divorano l'anima di chi si sia macchiato di gravi crimini. Ora la città è attraversata da un muro che separa due mondi inconciliabili e difende una fragile tregua: al Nord lo spietato Callum Harker offre ai ricchi protezione in cambio di denaro, mentre al Sud Henry Flynn, che ha perso la famiglia nella guerra civile, si è messo a capo di un corpo di volontari pronti a dare la vita pur di difendere i concittadini e ha accolto come figli tre Sunai. In caso di guerra la leva più efficace per trattare con Harker sarebbe la figlia. Così August, il più giovane Sunai, si iscrive in incognito alla stessa accademia di Kate per tenerla sotto controllo. Ma lei, irrequieta, implacabile e decisa a tutto pur di dimostrare al padre di essere sua degna erede, non è un'ingenua...


Recensione di Alexandria:



Aver letto questo libro a ridosso dell’uscita in italiano del seguito, Questo nostro oscuro duetto, prevista per il 13 giugno 2018, a un anno esatto dalla pubblicazione di This Savage Song, è stata una fortuna: non dovrò attendere molto per conoscere come si evolveranno gli eventi dopo la fine di Questo Canto Selvaggio, il finale del quale apre a scenari parecchio inquietanti. 

Questo canto selvaggio è un libro che non ti aspetti. Se non si legge la sinossi non si riesce nemmeno ad inquadrare subito la trama.
I POV sono in terza persona alternata e il lettore si trova sbalzato dall’uno all’altro protagonista in modo molto netto.
Dapprima conosciamo Kate. La prima impressione che ho avuto di lei è che fosse una psicopatica. 
Beh, in fondo sta lì, accendino in mano, pronta a dare fuoco a una cappella, mentre racconta di essere stata espulsa da non so più quante scuole. E per inciso alla cappella darà fuoco sul serio, e con sua somma soddisfazione riuscirà a farsi espellere pure da quella scuola. 

Quando compare August, invece, l’atmosfera è del tutto diversa. 
C’è un palazzo ipersorvegliato dai militari della Task Force, ci sono Emily e Henry Flynn che bisbigliano per non farsi sentire dal figlio August, ci sono i fratelli Ilsa e Leo.
E c’è August, con i suoi quattrocendododici segni sul corpo.
La particolarità di questo libro sta nel fatto che niente è spiegato in modo plateale, non ci sono parti specifiche dedicate alle descrizioni degli eventi che portarono al Fenomeno o alla creazione dei Malchai, dei Corsai e dei Sunai, e indicazioni di quali siano le loro caratteristiche, non ci sono parti in cui ci si dilunga sulla formazione della Barriera o dello Sprofondo: tutto viene scoperto dal lettore attraverso la storia e i dialoghi e i pensieri dei personaggi, leggendo il libro, pagina dopo pagina, lentamente. 
«Mostri, mostri, belli e brutti» cantava con allegria.
«Verranno a mangiarvi, a uccidervi tutti.»
A August venne un brivido.
«Corsai, Corsai, artigli e zanne,
La vostra vita misurano a spanne.
Malchai, Malchai, vi mostrano i denti,
E gli occhi rossi, volenti o nolenti.»
August deglutì forte, sapendo cosa veniva dopo.
«Sunai, Sunai, occhi di pece,
Sentite una musica, poi l’anima tace.»
Il sorriso della bambina si allargò ancora di più.
«Mostri, mostri, belli e brutti,
Verranno a mangiarvi, a uccidervi tutti!»
Direi che la canzone del Sunai (così l’ho ribattezzata io), spiega perfettamente la classificazione degli esseri che popolano Questo Canto Selvaggio
In una città dove la violenza ha raggiunto picchi allucinanti, i crimini hanno dato origine al Fenomeno, creando esseri mostruosi che popolano la notte, che uccidono e massacrano vittime innocenti.
Ma questi mostri non sono tutti uguali: ci sono i Corsai, dall’aspetto realmente mostruoso, con zanne e artigli, allergici alla luce del giorno, affamati di prede. 
Ci sono i Malchai, che bevono sangue e traggono forza dalla notte, ma non sono vampiri. 
E ci sono i Sunai, i più rari e i più potenti di tutti, dalle sembianze umane, che usano la musica per nutrirsi dei peccatori, riportando la giustizia e l’equilibrio nel mondo.
Essi sono dotati di poteri distruttivi inimmaginabili nel momento in cui cedono all’oscurità.
I mostri hanno delle caratteristiche in comune: sono refrattari al metallo e non possono mentire.
I Sunai, inoltre, inducono solo con la loro presenza a dire la verità, a esprimere pensieri intimi che normalmente rimarrebbero inconfessati. E non mangiano nulla, nutrendosi dell’anima di coloro che si sono macchiati di crimini letali. 

Verity City è popolata da umani, Corsai e Malchai ed è anche divisa in due da un muro, una Barriera. La popolazione vive dall’una o dall’altra parte in base al fatto di stare sotto Henry Flynn o Callum Harker, a seconda di pagare o meno per essere protetta dai mostri. Questo stabiliva la tregua che ormai durava da sei anni. Flynn con la sua FTF proteggeva la gente nella sua parte della città distruggendo i mostri, Harker lo faceva dietro compenso stipulando un accordo con quegli stessi mostri, che sotto di lui erano liberi di esistere agli ordini del loro padrone.

Un worldbuilding davvero interessante  che si comprende lentamente, mentre nella testa del lettore risuona la canzoncina del Sunai:
«Sunai, Sunai, occhi di pece, sentite una musica, poi l’anima tace.»


Kate e August sono due personaggi opposti e complementari. 
Kate è umana ma il suo desiderio è quello di essere l’orgoglio di suo padre, il famigerato Callum Harker, il signore dei mostri.

Tutte le sue azioni ribelli, i suoi comportamenti violenti, mirano a quello, a dimostrare di essere degna di stare al suo fianco, a cancellare la fuga di sua madre che aveva cercato di portarla via da lui. L’unico posto a cui Kate sente di appartenere è accanto a suo padre.
Dove sei?, chiese a se stessa.
Lontano. Completa. Sana. Felice. Una decina di identità diverse con una decina di vite diverse, ma lei non ne poteva vivere nessuna. Lei doveva essere lì. Doveva essere forte.
August è il mostro più umano che io abbia mai visto, quello che passa ore davanti allo specchio per imitare le espressioni naturali del viso di un ragazzo dai lineamenti delicati e i riccioli scuri. La sua natura lo addolora. Quello che August desidera è sentire di essere vivo, sapere di esistere, deciso a resistere un altro giorno ancora e ottenere un altro doloroso segno sul suo corpo immortale. Non è come Leo, un soldato, il fuoco sacro della purificazione, non è come Ilsa, il corpo fatto di stelle.
«Un attimo prima non esistevo e quello dopo ero lì, e ora passo tutti i miei giorni con la paura di smettere di nuovo di esistere, e ogni volta che mi trasformo, ogni volta che cedo all’oscurità, tornare indietro è più difficile. Mi costa uno sforzo incredibile rimanere dove sono. Chi sono.»
Dove sei? Dice Kate.
Chi sono? Risponde August.

L’incontro tra August e Kate è lo scontro dei loro opposti: entrambi vorrebbero essere ciò che non sono, entrambi potrebbero essere al posto dell’altro. L’uno brama la vita, l’altra potrebbe abbandonarsi alla morte. Entrambi hanno bisogno l’uno dell’altra. 
«Sono veri, quelli?»
Anche August chinò lo sguardo e si accorse che le maniche gli erano salite di nuovo, abbastanza da mostrare la fila di segni più bassa. Quattrocentodiciannove.
«Sì» disse, con la verità sulle labbra prima che potesse fermarla.
«Che significano?»
Stavolta riuscì a trattenersi, e fece passare un pollice sopra il primo segno, sul polso. «Uno...» disse piano «per ogni giorno senza ricaderci.»
Kate spalancò gli occhi blu, sinceramente sorpresa. «Non mi sembravi un tossico.»
«Be’,» disse lui, pensoso «non ti sembravo nemmeno un Freddie.»
Lei sorrise. «Allora, qual è il tuo veleno preferito?»
August sospirò in modo melodrammatico, e lasciò uscire fuori la verità. «La vita.»
«Ah» fece lei, mesta. «Alla fine ti uccide.»

Senza August Kate non avrebbe aperto gli occhi, non avrebbe guardato dentro se stessa, non avrebbe scoperto cosa contasse davvero per lei, non avrebbe imparato cosa significasse essere davvero umana. 
«È la vita, August. Volevi sentirti vivo, giusto? Non importa se sei un mostro o un essere umano. Vivere è doloroso.»
Senza Kate August non avrebbe capito che il prezzo di vivere poteva anche essere speso per qualcosa di superiore, per qualcuno senza il quale la vita non avrebbe avuto valore. Sè stesso. Kate. E allora sparire poteva anche essere tollerabile. 
Di qualunque cosa fosse fatto, polvere di stelle o cenere o vita o morte, sarebbe sparito.
Non già con uno schianto ma con un lamento.
Nato insieme agli spari, sarebbe morto in una nuvola di fumo. 

Il racconto è un alternarsi di scene che dalla normalità scivolano nell’inquietitudine fino a sfiorare l’angoscia: così la metropolitana frequentata da gente che va a scuola o a lavoro si trasforma in un covo di mostri assassini, e la scuola da luogo di studenti diventa una trappola mortale. 
Le parti che mi sono piaciute di più riguardano la poesia della musica del violino di August e i momenti quasi onirici in cui il Sunai rischia di cedere all’oscurità. 
Era la mente che controllava il corpo che controllava i cadaveri sul pavimento i segni marchiati giorno dopo giorno dopo giorno sulla pelle finché non si spezzava e si rompeva e sanguinava al ritmo degli spari e nella melodia del dolore e il mondo era un canto selvaggio, suonava ed era fatto di musica, ed era quello il ciclo dell’esistenza, lo schianto nel lamento, e avanti così e niente era reale tranne August, oppure tutto era reale tranne lui…
 Sono assolutamente contenta che giugno sia alle porte.

4 commenti:

  1. Come sempre stesse emozioni e stesse reazioni parah. August e la sua melodia mi hanno conquistata, la canzoni dei mostri ce l'ho ancora in testa nonostante sia passato quasi un anno dalla lettura del libro. Bellissima recensione, bellissimo libro. Amo la Schwab, ma tu lo sai.
    Later.

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    1. Questo libro è una meraviglia. Se non ci fossero libri così credo che me la passerei davvero brutta, considerando il genere che leggo e quanto a volte l'offerta sia piatta e troppo YA. Amo la Schwab, letteralmente. E anche tu lo sai. Later <3

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  2. Ok, se prima non ero completamente sicura di questa lettura ora non vedo l'ora di iniziarla! Arrivo sempre un po' in ritardo nelle letture, non seguo mai la moda del momento ah ah. Grazie per la bella recensione ;*

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    1. Conoscevo la Schwab per Magic che ho letto appena uscito. Questo canto selvaggio non l'ho letto subito perchè quel periodo fu davvero ricco di uscite e ne posticipai la lettura. Poi i giorni si fecero mesi e forse mi è andata anche bene così, visto che potrò leggere il seguito in pratica subito.
      Se ti piacciono gli urban e i paranormal scritti bene, questo libro fa per te.

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