lunedì 14 maggio 2018

Recensione Il Leone e il Corvo di Eli Easton


Titolo: Il Leone e il Corvo
Titolo originale: The Lion and the Crow
Autore: Eli Easton
Editore: Dreamspinner Press
Genere: Storico, MM
Data uscita: 2 agosto 2016

TramaNell’Inghilterra medievale il dovere è tutto, l’onore personale vale più della vita stessa e l’omosessualità non è tollerata né da Dio né dalla società.
Sir Christian Brandon è cresciuto in una famiglia che lo ha sempre odiato per la sua insolita bellezza e per le sue origini. Essendo il più piccolo di sei rozzi fratellastri, ha imparato a sopravvivere usando l’astuzia e le sue doti da stratega, guadagnandosi il soprannome di Corvo.
Sir William Corbet, un imponente e feroce guerriero conosciuto come il Leone, sopprime i suoi desideri contro natura da tutta la vita. È determinato a incarnare il proprio ideale di cavaliere valoroso. Quando decide di mettersi in viaggio per salvare la sorella dal marito violento, è costretto ad affidarsi all’aiuto di Sir Christian. Il loro accordo metterà alla prova ogni briciola della sua fibra morale e, alla fine, la sua concezione di cosa significhino dovere, onore e amore.

Recensione di Alexandria:
Il titolo di questo libro mi ispirava parecchio, forse perché mi ricordava le favole di Esopo: La volpe e l'uva, La cicala e la formica, La lepre e la tartaruga, qualcosa del genere, insomma...
Come in una favola che si rispetti, la trama mi parlava non di un principe e una principessa (ecco, se fosse stato così ci avrei pensato bene prima di leggerlo, visto che ho un animo piuttosto refrattario alle storie romanticamente classiche), ma di due cavalieri, un giovane settimo figlio dai lineamenti delicati e il cervello fino, odiato e disprezzato dalla famiglia, e un uomo feroce e imponente ma privo di mezzi, in procinto di compiere una missione disperata. 
Ovviamente, le strade di questi due cavalieri erano pronte a incontrarsi e a scontrarsi nel libro, ragione per cui nella mia testa la lettura de Il Leone e il Corvo era divenuta pressoché obbligata. 

E così è iniziata anche la mia avventura insieme a William e a Christian, il Leone e il Corvo. 

Siamo intorno al 1300, in Inghilterra.
Sir Christian Brandon è un arciere formidabile, un cavaliere che si è guadagnato i suoi speroni e possiede un’intelligenza fuori dal comune. Ma ha due disgrazie: è l’ultimo di sette fratelli rozzi e mal disposti verso di lui ed è decisamente troppo bello per essere un uomo. La sua vita al castello di suo padre non è mai stata rosea: preso di mira dai fratelli, che in realtà erano fratellastri, e per nulla nelle grazie del padre, Christian aveva fin da subito dovuto fare i conti con la sopravvivenza, come se anziché vivere in pace si trovasse in guerra. 
Fra quelli che lo desideravano nel loro letto, coloro che desideravano sposarlo e altri che desideravano solo vederlo morto, il castello si era rivelato un luogo assai più pericoloso di qualunque campo di battaglia. 
Sir William Colbert è alto e aitante, forte e imponente, un cavaliere di tutto rispetto. Ma ha due enormi disgrazie anche lui: una sorella andata in sposa a un lord violento e senza scrupoli e una certa predilezione per gli uomini che è costretto a tenere saldamente rinchiusa nel proprio animo, impossibile cedere a degli impulsi considerati fuori dalla grazia divina e del Re, passibili di condanna a morte.
C’era una cosa di cui William era sicuro, ossia che desiderare di giacere con un altro uomo era una vergogna. Perciò, anche se quel desiderio non l’aveva mai abbandonato, William lo aveva sempre debitamente ignorato. 
Le strade di Christian e William si incontrano quando questi si vede costretto a chiedere l’aiuto di sir Brandon padre per andare a salvare la sorella Elaine che il marito, lord Somerfield, acerrimo nemico dei Brandon, schiavizza e maltratta senza farne segreto alcuno. Naturalmente sir Brandon, non traendone alcun tornaconto, non ha interesse ad aiutare William, finché non è proprio il genio di Christian a trovare la soluzione: avrebbe accompagnato sir William nel suo viaggio fino alle terre di Somerfield e ne avrebbe approfittato per andare in ricognizione per conto del padre, ma con l’assoluto divieto di intervenire nella questione di lady Elaine.

In realtà, con quella mossa Christian aveva preso due piccioni con una fava: allontanarsi dal castello di suo padre, dove era costantemente minacciato dal fratello Malcom in particolare, e riuscire a stare solo con William, il cui fascino lo aveva completamente conquistato fin dal primo momento in cui aveva posato lo sguardo su di lui.

William, dal canto suo, si trova a dover accettare l’unica offerta di sir Brandon, ma l’idea di fare da balia a un giovane cavaliere per giunta di così rara bellezza non lo attira per nulla.
Purtroppo, però, non c’è modo per lui di tirarsi indietro, anche se Christian non si dimostrerà così inutile come William aveva pensato. 
I giorni passano e lentamente il cammino verso la loro meta si trasforma in un intenso viaggio nella loro conoscenza reciproca.
Un Leone che conosce un Corvo.
“In verità, il nomignolo è nato come insulto.” Christian scrollò le spalle. “Però mi si addice. Un corvo sa come sfuggire ai suoi nemici, posandosi sulla cima di un albero, a osservare, invisibile. Valuta il momento migliore per attaccare, cala in picchiata e colpisce, afferrando un tesoro luccicante o il boccone di una preda, poi scompare di nuovo in un battito di ciglia. È intelligente e audace, ma mai avventato. È questo il tipo di guerriero che voglio essere.” [...]
“E tu, Sir William? Tu sei soprannominato Leone. La tua forza e il tuo coraggio sono oggetto di molte lodi. Ma tu che tipo di guerriero vorresti essere?”
“Io?” William si costrinse ad assumere un cipiglio serio. “Io fendo cose usando la mia spada. Spesso.”
La comprensione tra Christian e William a mano a mano diventa sempre più intima:
pensieri, gesti, sguardi, sensazioni.
L’attrazione si fa sempre più palpabile, e il fatto di viaggiare da soli, per boschi e sentieri solitari, per giorni senza incontrare nessuno, li spinge ad abbassare le proprie difese, quelle che Dio e il Re avevano imposto loro di tenere alte. 
Il tutto nella consapevolezza che sarebbe stato qualcosa di effimero e unico, la felicità di giorni da ricordare per una vita intera. 
Perché era nato così? Perché Christian era nato così? Perché l’unica persona a renderlo felice, una persona coraggiosa e sincera, che gli faceva venire voglia di cantare ballate d’amore e rendersi ridicolo, gli era preclusa da Dio e dal Re?
Eppure le cose stavano così. Non poteva cambiarle, e non avrebbe sprecato fiato a maledire il cielo come un bambino viziato.
La spedizione verso le terre di Somerfield è, in realtà, un percorso dentro due uomini che la società e la famiglia avevano reso schiavi delle regole dell’onore e del decoro. 
I sentimenti in quel loro mondo non avevano valore, né quelli di un fratello maltrattato né quelli di una sorella venduta ad un marito meschino. 
Che onore era quello? Quale fedeltà erano chiamati a dimostrare? E a chi? 
“Non m’importa delle leggi di Dio! Né di quelle degli uomini. Avrebbero dovuto esserci leggi sulla moralità, leggi di buona condotta, leggi di famiglia per proteggermi quand’ero piccolo, ma non ve n’era alcuna. Nessuna legge ha salvato tua sorella da un marito che si è rivelato un mostro, né ci sono leggi per aiutarla adesso. Perciò, che lealtà devo alle leggi degli uomini? Dovrei credere che l’amore che proviamo l’uno per l’altro sia un crimine peggiore del male che mi hanno inflitto i miei fratelli, senza alcun timore di subire un castigo da parte di mio padre o del re? Mai!” 
A un certo punto del racconto mi è capitato di fare una cosa che non avevo mai fatto: ho avvertito l’assoluta necessità di saltare le pagine e leggere la fine del libro. 
Sentivo che la storia di Christian e William non sarebbe finita bene, che non avrebbero mai potuto stare insieme. Dovevo sapere. 

Non mi sono pentita di quello che ho fatto, perché quando sono tornata sui miei passi e ho ripreso il libro, quel finale me lo sono goduta ancora di più. 

Non dirò, ovviamente, se William e Christian abbiano avuto fortuna, nel salvare Elaine, nell’infrangere le leggi di Dio e del Re, nel superare l’infamia che la loro relazione comportava. Dirò solo una cosa: leggete questa favola dolce-amara per adulti dalla prima all’ultima pagina perché non ve ne pentirete.



2 commenti:

  1. Uno dei libri più belli in assoluto, ho pianto come una fontana nel finale, ma ci sta, l'ha reso ancor più indimenticabile

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    Risposte
    1. Concordo con te. Quel finale ci sta tutto. Penso che una storia sia bella anche quando è realistica, e quel finale è molto verosimile.

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