lunedì 30 aprile 2018

Recensione Widdershins di Jordan L. Hawk


Titolo: Widdershins
Autore: Jordan L. Hawk 
Serie:  Whyborne & Griffin #1
Editore: Triskell Edizioni
Genere: Fantasy, Storico, MM
Data uscita: 17 aprile 2018


Trama: Uno studioso solitario. Un detective privato. E un libro d'incantesimi che potrebbe distruggere il mondo intero.L'amore è pericoloso. Fin dalla tragica morte dell'adorato amico, Percival Endicott Whyborne ha spietatamente soppresso qualunque sentimento per altri uomini. Preferisce trascorrere le sue giornate a studiare lingue morte nel museo dove lavora. Così, quando l'affascinante ex-Pinkerton Griffin Flaherty lo contatta per tradurre un libro misterioso, Whyborne vuole solo finire il lavoro e sbarazzarsi del detective il più in fretta possibile.
Griffin ha lasciato la Pinkerton dopo la morte del suo partner. Si è messo in proprio, e ora deve investigare sull'assassinio di un giovane benestante. Unico indizio: un libro in codice un tempo appartenuto alla vittima.
Il progredire delle indagini fa avvicinare i due uomini, e il fascino dissoluto di Griffin rischia di far crollare il ferreo autocontrollo di Whyborne. Ma quando la coppia scopre le prove dell'esistenza di un potente culto determinato a dominare il mondo, Whyborne è costretto a scegliere: rimanere da solo e al sicuro, oppure rischiare tutto per l'uomo che ama.

Recensione di Alexandria:


Nella cittadina americana di Widdershins tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900 vive un giovane filologo comparativo, il dottor Percival Endicott Whyborne, il quale, sebbene provenga da un’agiata famiglia di magnati delle ferrovie, conduce un’esistenza piatta e solitaria, dividendosi tra un appartamento in affitto al secondo piano di uno stabile modesto e un ufficio senza finestre al piano interrato del Ladysmith Museum, completamente immerso nei testi da tradurre e senza compagnia alcuna per intere settimane.
Percival Endicott Whyborne, che odia il suo nome e il suo soprannome Percy, ha passato l’intera vita a evitare che le persone si accorgessero di lui, considerandosi un allampanato e maldestro tipo dai capelli sempre dritti in testa, una persona di poco valore e senza coraggio, legato al passato e alla morte del migliore amico Leander di cui si ritiene responsabile.

Poco importa se sia in grado di parlare tredici lingue e leggerne molte di più, lingue antiche di millenni, un’abilità rara nel suo campo.
Poco importa che sia dotato di una intelligenza viva e di una sensibilità fuori dal comune: Percival Endicott Whyborne è convinto di essere solo un uomo deprecabile, che cela al mondo la sua aberrazione mentale, a un passo dall’essere considerato un criminale vero e proprio.
Se solo fossi nato ai tempi di Ercole e Iolao, o di Achille e Patroclo, o di Alessandro Magno ed Efestione… Invece ero condannato a sentirmi un estraneo nella mia stessa patria, per sempre escluso dalla compassione e dall’affetto.
La vita monotona di Whyborne, resa più interessante solo dall’amicizia della dottoressa Christine Putnam, archeologa e Indiana Jones in gonnella, subisce una formidabile scossa in seguito all’incontro con il signor Griffin Flaherty, un detective privato che sta indagando sulla morte di Philip Rice, figlio di uno dei membri del CDA del museo, una morte fatta passare per omicidio a scopo di rapina e per cui la polizia brancola nel buio.
Un incontro davvero speciale.
Vedendolo da vicino, la prima impressione che avevo avuto della sua bellezza non fece che rinforzarsi. Aveva gli occhi verdi come la malachite, con pagliuzze color ruggine e lapislazzuli, ai cui angoli si formavano delle piegoline quando sorrideva. Aveva il naso dritto, la bocca risoluta e la pelle leggermente abbronzata con una spruzzata di lentiggini sugli zigomi. Indossava un sobrio completo grigio alleggerito da un elegante panciotto blu, e una cravatta in tinta con il colore degli occhi. Completamente diverso da me, così goffo e brutto.
L’unico indizio di Flaherty sull’omicidio è un libretto scritto in codice che il ragazzo assassinato aveva mandato al padre una settimana prima della morte, un diario forse, che richiede l’intervento di Whyborne per essere decodificato, viste le sue enormi competenze di filologo.
La forzata collaborazione tra il timido Whyborne e l’esuberante Griffin porterà a due risultati: la scoperta che il libro non è un semplice diario in codice, ma un grimorio, una raccolta di incantesimi e trattati alchemici, e la debolezza di Percy quando si trova davanti a Griffin. 
Whyborne, che per tanti anni era riuscito a tenere serrate dentro di sé le proprie inclinazioni sentimentali, scopre di essere incapace di resistere a Griffin, senza alcuna possibilità di controllare ulteriormente il proprio desiderio che aveva così bene nascosto al mondo intero. 
Perchè Griffin è diverso da chiunque Whyborne abbia mai conosciuto.
«Tu sei… be’. Sei un ex-Pinkerton. Sventi rapine in banca e insegui i fuorilegge, porti un revolver e una lama nascosta nel bastone, per l’amor di Dio. E saresti stato molto superiore a me anche se tu fossi orribile, ma ovviamente dovevi essere molto affascinante oltre a tutto il resto, e-e io pensavo che saresti stato sdegnoso, o crudele. Situazioni che sono in grado di affrontare. Ma non lo sei, tu sei gentile. Non hai riso di me, e non mi hai trattato come se fossi inutile, anche quando mi sono comportato da sciocco. Come potevo difendermi?»
L’incontro tra Whyborne e Griffin è una fiamma che divampa, è un cielo nero pieno di stelle cadenti, è un vulcano che esplode, è una diga che si crepa. Il contrasto tra i due è evidente: il primo è asociale e cupo, geniale e goffo, il secondo luminoso e vivace, arguto e brillante. Due opposti anche fisicamente: alto e magro il primo, più basso e muscoloso il secondo.
A dividerli anche l’estrazione sociale ma a unirli un’attrazione talmente forte che si percepisce nettamente nei botta e risposta tra i due, nei gesti di Griffin, nei dubbi di Whyborne.
Sullo sfondo di un’indagine pericolosa e piena di mistero, in un’atmosfera da thriller-horror e giallo fantastico, la ricerca della verità sull’omicidio di Philip Rice sarà il pretesto per abbattere i muri che imprigionano Whyborne e Griffin, in un gioco di intuizioni, deduzioni e seduzioni che porterà a nudo (in tutti i sensi) i due protagonisti.
«Sono davvero il primo a guardare oltre l’apparenza fredda e a vedere la passione che brucia dentro di te?» Chiusi gli occhi. La sua descrizione non aveva niente a che vedere con me; non era possibile. «Non so cosa intendi.» Lui ridacchiò sommessamente, e un brivido mi sfiorò la pelle perché mi stava toccando solamente con il respiro. «Non lo sai? Mi accechi, mio caro, con il tuo fuoco. Lo controlli con tanta attenzione, liberandolo solo quando sei tu a deciderlo, lasciandolo altrimenti a ribollire sotto la superficie. Sei come una bottiglia di ottimo champagne, che brama di essere aperta. Anno dopo anno, la pressione continua lentamente a salire senza potersi liberare. E fin dal giorno in cui ti ho conosciuto, sono riuscito a pensare solo a cosa sarebbe servito per farti… esplodere.»
Widdershins fa parte di una serie di nove volumi, Whyborne & Griffin, che la Triskell ha incluso per intero nel proprio piano editoriale e che vedremo quindi tutti pubblicati in Italia, cosa che mi ha davvero reso felice, dal momento che questo libro per me è stata una lettura assolutamente avvincente.
Amo Conan Doyle e amo Poe, amo i racconti horror su base fantasy, amo il genere investigativo deduttivo, e se di mezzo ci sono anche elementi di occultismo e spiritismo, mummie e trattati magici in latino, esseri mostruosi e malvagi che vogliono conquistare il mondo, e due personaggi carismatici e intelligenti che si innamorano l’uno dell’altro, cedendo all’attrazione che sin da subito si sente vibrare tra di loro, il risultato non può che essere un libro da cinque stelle.

Lo stile, inoltre, è leggero e scorrevole, la scrittura piacevole e disinvolta, le pagine scorrono così veloci che quando finiscono si vorrebbe iniziare il libro di nuovo. Non so se amare più il riluttante Whyborne che balbetta quando è messo in imbarazzo o il malizioso Griffin quando si finge un manovale irlandese che va a puttane.

Questa è una serie che non mancherò di leggere per intero.

2 commenti:

  1. Non so se questo libro fa per me, ma il tuo entuasismo è contagioso parah, diciamo che potrei dargli una possibilità prima o poi, quando avrò voglia d questo genere! Bella recensione parah!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mah, se un libro mi piace si vede. Raramente mi avventuro su roba che mi può deludere. Questa serie mi piace davvero. La leggerò sicuramente.

      Elimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...