venerdì 23 febbraio 2018

Recensione La Mossa del Principe C.S. Pacat (Captive Prince #2)

Titolo: La mossa del principe
Autore: C. S. Pacat
Titolo originale: Prince’s Gambit
Serie: Captive Prince #2
Editore: Triskell Edizioni
Genere: Storico fantastico MM
Data uscita: 23 Febbraio 2018

Trama: Con i loro due paesi sull'orlo di una guerra, Damen e il suo nuovo padrone, Laurent, dovranno lasciarsi alle spalle gli intrighi del palazzo e concentrarsi sulle più ampie forze del campo di battaglia mentre viaggiano verso il confine per scongiurare un complotto fatale.
Costretto a nascondere la sua identità, Damen si sente sempre più attratto dal pericoloso e carismatico Laurent, ma via via che la fiducia nascente tra i due uomini si approfondisce, le scomode verità del passato minacciano di infliggere il colpo mortale al delicato legame che ha cominciato a unirli…

Recensione di Alexandria:
Aspettavo con molta ansia la pubblicazione da parte della Triskell del secondo volume della saga di Captive Prince in italiano. Ero davvero stanca di parlare di questo libro solo con le amiche e le persone che lo avevano letto in inglese. Dato che io amo estremamente questa saga, non poter condividere il mio disagio con quanti più amanti dei Lamen possibili è stata davvero dura, soprattutto dovendomi trattenere nel discutere degli eventi di questo libro che io ritengo il più intimistico dei tre.
Lo spoiler è stato come una strega nera che mi ha minacciato costantemente con le sue mani nodose dalle unghie simili ad artigli impregnati di veleno. Non che adesso possa rivelare al mondo intero i fatti di questo libro, ma almeno sarò capita nel mio enorme e completo disturbo ossessivo per Damen e Laurent anche da chi non legge in inglese.
Per parlare di questo libro, però, è necessario fare un passo indietro e vedere come si era chiuso Il Principe Prigioniero.

Studiando bene le sue mosse, il Reggente, che io ho soprannominato il Fetentone (perché definirlo porcone pedofilo viscido come un’anguilla mi pareva brutto), è finalmente riuscito a mettere alle strette Laurent, obbligandolo a partire per il Delfeur, le terre di confine, cosa che il principe era riuscito finora a evitare, consapevole di cosa avrebbe significato per lui la partenza da Vere.
L’intuizione di Damen della necessità di accompagnare Laurent (una volta tanto anche lui ha delle illuminazioni che non lo fanno sembrare del tutto tonto, povera stella!), sblocca la situazione: Damen partirà con il Principe con l’intento di mantenerlo in vita, così anche da tenere la guerra lontana da Akielos.

Già dalla fine de Il Principe Prigioniero, dal discorso di Damen e Jord sulle truppe che stanno accompagnando il Principe fino alla prima tappa della marcia verso il confine, Chastillon, la Pacat ci fa intuire quello che sarà La mossa del Principe: un viaggio alla volta del Delfeur, con pochi uomini fedeli a Laurent, in territori in cui gli agguati sarebbero stati facilmente attuabili, in cui un incidente mortale non avrebbe destato sospetti, in cui la vita di Laurent si sarebbe trovata tra le mani di Govart, il Capitano della Guardia del Reggente che lo vuole morto, e uno schiavo di Akielos che di certo non lo ama. O forse sì?
Già molto prima della partenza, il mattino successivo, divenne chiaro che il reggente avesse scelto gli uomini peggiori da destinare al reggimento del nipote. Divenne altresì chiaro che quella marmaglia fosse stata distaccata a Chastillon per celare agli occhi della corte la sua incompetenza. Non erano nemmeno soldati addestrati, bensì mercenari: combattenti mediocri e con grosse lacune.
Appare subito evidente come l’ambientazione di questo libro sia diversa rispetto al precedente: abbandonato il pomposo palazzo di Arles e la sua corte di nobili viziosi e depravati, veniamo catapultati nei territori di Vere, con le sue pianure e le colline e i boschi e i fiumi, in compagnia di soldati e mercenari tutt’altro che dotati della raffinatezza e del lusso dei veriani che finora avevamo sempre visto circondare Damen e Laurent.

E mentre siamo abituati a percepire Laurent nella sua solita facciata di principe glaciale e macchinatore, perennemente nascosto dietro a una maschera di indifferenza e crudeltà, adesso vediamo un Damen senza catene e libero di cavalcare al fianco del Principe, con la sua enorme stazza e la tipica armatura veriana, così diversa da quella akielonese.

È così che, in questa nuova veste, iniziamo ad apprezzare il re di Akielos anche per le sue pregevoli capacità di stratega militare di cui farà ampio sfoggio in tutto il libro, e non solo per le sue ormai note doti fisiche, che Laurent aveva già “adeguatamente” notato.
Era passato più di un mese dall’ultima volta in cui aveva impugnato la spada, tuttavia gli sembrava che fosse trascorso un secolo dallo sventurato giorno in cui, ad Akielos, aveva ingenuamente chiesto di vedere suo fratello. Un mese che era però stato preceduto da dure ore di allenamento quotidiano sin dai tempi della sua fanciullezza, una prassi draconiana che faceva sì che quattro settimane di pausa non significassero nulla. Non erano neanche state sufficienti a fargli sparire i calli dalle mani.
Il viaggio di Laurent e Damen verso il confine ci consente, inoltre, di vedere sviluppato il rapporto tra i due, un rapporto che non era scontato, che partiva con un profondo odio dall’una e dall’altra parte, ma che pare si trasformi lentamente in fiducia reciproca.
«Perché mi dai dei buoni consigli?» domandò all’improvviso. Non mi avete portato con voi per questo? Ma invece di rispondere in quel modo, disse: «E voi perché non li accettate?»
Laurent e Damen comunicano molto in questo libro: sono dialoghi molto importanti, soprattutto quando è Laurent a parlare, perché le sue parole, a un orecchio attento, sono rivelatrici, celano ciò che il suo animo nasconde, rivelando molto più di quello che Damen riesca a percepire (sempre secondo la teoria che il suo cervello sia meno allenato rispetto alle sue braccia).
«Avete spezzato un uomo, oggi. Non vi fa alcun effetto? È di vite vere che stiamo parlando, non di pedoni in una partita a scacchi che giocate con vostro zio.» «Ti sbagli. Siamo tutti sulla scacchiera di mio zio e questi uomini sono tutti suoi pedoni.» «Allora ogni volta che ne muovete uno, potete congratularvi con voi stesso di quanto gli somigliate.»
E mentre il cuore del nostro schiavo akielonese comincia a palpitare (ho detto solo cuore?) forse un po’ troppo per il Principe di Vere (vorrei vedere, avendo tutti i giorni a che fare con quel corpo bellissimo e tutti quei lacci da sciogliere e annodare!), Laurent scopre che Damen su di lui ha un effetto che nessun altro ha mai avuto.

Laurent, mente diabolica e macchinosa, è sempre stato così abituato a vedere le linee curve e arzigogolate, che non si è mai fermato a riconoscere una linea retta, come invece Damen è in grado di mostrargli.
«I fronzoli servono per le parate, ma sono le fondamenta solide che vincono le battaglie.»
«Non sarebbe stata la mia strategia.»

«Lo so. Voi complicate sempre tutto.»
Così come era stato Il Principe Prigioniero, anche La Mossa del Principe è un enorme puzzle le cui tessere devono essere piano piano sistemate, o per meglio dire è una scacchiera in cui tutti i personaggi sono le pedine che il nostro Laurent deve muovere nel gioco contro quel fetentone di suo zio, il Reggente.

In questo gioco Damen è al suo fianco, a volte come compagno, a volte come pezzo di quella scacchiera, ma ciò che è certo è che lui non si senta più lo stesso: la vicinanza di Laurent lo ha cambiato.
Non era più il principe impetuoso che era stato ad Akielos. Quell’uomo non avrebbe mai servito un padrone veriano, né avrebbe combattuto a fianco di una compagnia veriana per sostenere la loro causa.
Le parole di Laurent gli hanno spesso aperto gli occhi, su tante cose del vecchio Damen, come il motivo per cui Jocasta avesse scelto Castor e non lui. La Pacat definisce l’intelligente, educata, bellissima amante del re una king maker, una lady Warwick in gonnella, insomma.
La storia racconta che Richard Neville, XVI conte di Warwick, detto The Kingmaker (letteralmente: il "creatore di re") a causa della sua forte influenza sul corso della Guerra delle due rose, diede un forte contributo alla deposizione di Enrico VI ed alla sua sostituzione con il fratello maggiore di Riccardo, Edoardo, proprio come l’ambiziosa Jocasta finisce per deporre Damen sostituendolo col fratello maggiore Castor.

«Ti dirò perché Jocasta ha scelto Castor,» cambiò discorso Laurent. [...]
Avrebbe scelto lui anche se tu avessi avuto sangue reale nelle vene. Anche se avessi avuto lo stesso sangue di Castor. Non capisci il modo in cui ragiona una mente come la sua. Io sì. Se fossi stato al posto di Jocasta, e avessi avuto la sua ambizione, anche io avrei scelto Castor.» «E immagino che godrete nello spiegarmi perché,» ribatté Damen. Sentì le mani chiudersi a pugno e l’amarezza tingergli la voce.
«Perché un’arrivista sceglierà sempre il meno forte. Più l’uomo è debole, più facile sarà manipolarlo.»
Ci sono molti passi che ho sottolineato in questo libro (più di 250!), e questo rende l’idea di quanto difficile sia stato per me scegliere una citazione che potesse racchiudere tutto il senso del libro, però quando sono arrivata a questo punto, ho pensato che fosse questa una di quelle più importanti.
«Intendo dire che… qualunque sia la tara della mia famiglia, Auguste ne era immune.»
«Tara?»

«Volevo dirtelo perché,» proseguì Laurent come se si stesse costringendo a parlare, «me lo ricordi. Era l’uomo migliore che abbia mai conosciuto. Meriti di saperlo e meriti una… Ad Arles sono stato crudele e spietato. Non ti insulterò cercando di fare ammenda con le parole per quello che ti ho fatto, ma non succederà più. Ero arrabbiato. No, arrabbiato non è il temine adatto…» Sembrò cercare la parola giusta e scese un silenzio inquieto. «Mi hai promesso che resterai finché il pericolo di questo conflitto non sarà scongiurato,» riprese poi il giovane con voce ferma. «E io prometto che, se così sarà, ti toglierò io stesso il collare e le polsiere. Ti libererò spontaneamente. E allora potremmo confrontarci da uomini liberi. Qualsiasi cosa debba succedere tra noi, potrà avvenire allora.»
Vedere questo Laurent è davvero spiazzante, ma credo che la vicinanza di Damen abbia in qualche modo crepato quel cuore di pietra che il principe tiene in quello splendido petto. Oh, ma non aspettatevi che diventi un cuore di panna: è sempre di Laurent che stiamo parlando!

A Vere tutto è contorto, tutto è macchinoso, pure un semplice omicidio, anche se quello di un principe. E pare che la mente del Reggente abbia molto in comune con quella di Laurent: lui pianifica, ma lo fa in modo estremamente cervellotico. Perché quel grandissimo fetentone, oltre a volere Laurent morto per ovvi motivi (il potere, il trono di Vere), lo vuole anche spezzato. E quale migliore “mossa” se non mettere il nipote a stretto contatto con chi gli ha ucciso il fratello in battaglia? Schiavo di piacere, più a stretto contatto di così!
«Mio zio pianifica tutto,» disse Laurent, quasi sapesse leggergli nella mente. «Pianifica le vittorie e le sconfitte. Sei tu che non ha mai davvero saputo collocare… Sei sempre rimasto al di fuori delle sue macchinazioni.»
Quel maledetto non aveva fatto i conti con Damen e ciò che Laurent è riuscito a scatenare in lui.
No, non parliamo di sentimenti sdolcinati: questi sono uomini, non donnette, e il sentimento non è roba da intaccare il dovere o la necessità.
Quello che Laurent fa è mostrare a Damen l’altra faccia della medaglia, che cosa abbia comportato l’uccisione di Auguste sei anni prima: Vere sotto quel porcone pedofilo viscido come un’anguilla e Akielos nelle mani di un principe mencio bastardo manipolato dalla puttana della sua amante creatrice di re.

In questa recensione avrei tanto voluto parlare di molte scene che io ho amato, come quella alla taverna o quella sul balcone di quella taverna, oppure la scena nell’accampamento vaskiano, davanti al fuoco d’accoppiamento, oppure tutte quelle scene che vedono Laurent e Damen testa contro testa a guardare le mappe e a discutere di strategie militari, oppure quelle nelle stanze di Laurent o nella sua tenda, dove Damen si occupa di lui.

Avrei voluto parlare di molti personaggi che necessitano un approfondimento, Jord e Aimeric, per i quali consiglio la novella Green but for a season dopo la lettura di questo libro, Guion (il Fetentone 2), Nikandros che impareremo a conoscere e ad amare (io lo adoro) nel terzo libro, Nicaise.
Avrei tanto voluto ma dai piani alti mi dicono che sarebbe stata una recensione troppo spoilerosa, così vi lascio con la curiosità di leggere La Mossa del Principe e l’urgenza di avere tra le mani L’Ascesa dei Re.

3 commenti:

  1. LaurentA, come sempre la tua analisi è perfetta, e sei stata brava a non dire certe cose... troppo spoiler. Le scene di cui non parli sono quelle migliori, ma chi conosce il libro capirà.
    Con affetto, DamenA u.u

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    Risposte
    1. Laurent si è impossessato di me.
      Grazie, DamenA. Il tuo aiuto in questo libro è stato indispensabile!
      Ti bacerei se non fossi la tsundere che sono.

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  2. Mi tocca rileggere il primo perché molti passaggi non me lo ricordo

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