mercoledì 4 ottobre 2017

Recensione Il leone di Roma di Adele Vieri Castellano

Titolo: Il leone di Roma
Autrice: Adele Vieri Castellano
Serie: Roma Caput Mundi #4
Data uscita: 26 settembre 2017
Pagine: 501
Genere: romanzo storico
Editore: Amazon Publishing

Trama: Roma, 50 d.C. Massimo Valerio Messalla è nobile di nascita, colto per educazione e guerriero per scelta, ma la sua libertà sta per finire: il padre gli impone di sposarsi, per garantire una discendenza alla stirpe dei Valeri.
Ottavia Lenate è una giovane inquieta e curiosa, appassionata di scienza e astronomia, che desidera la conoscenza, non un marito, specie non uno ruvido e affascinante come Messalla, l’uomo a cui scopre di essere destinata.
Massimo e Ottavia si trovano così forzati in un’unione decisa da altri, finché il Fato non li porterà ad Alessandria d’Egitto. In quella terra arida, sterile come l’anima di Messalla e ricca di tesori nascosti come lo spirito di Ottavia, una terribile minaccia in arrivo dal passato metterà a rischio tutto ciò che Massimo, il leone di Roma, ama e vuole proteggere…

Recensione di Estelle:
Chi mi conosce sa che ormai non scrivo più recensioni per il blog. Il motivo è che non ho tempo, tra impegni familiari e quelli legati alla scrittura. Ci sono però delle occasioni in cui rubo una sacrosanta ora alla quotidianità, quando un romanzo mi travolge in un modo tale che non posso resistere al bisogno di mettere nero su bianco tutto ciò che mi ha suscitato.
È il caso de Il Leone di Roma, di Adele Vieri Castellano.

Inizio col dire che seguo questa serie dal principio e ho trovato in ogni romanzo un livello altissimo, tant’è che l’autrice è tra le mie preferite. Sia che parli di una storia contemporanea, oppure di intrighi nella Venezia prenapoleonica o ancora, di un Egitto vittoriano che nasconde tesori e segreti, i suoi romanzi si rivelano una lettura trascinante. Tuttavia, l’amore per l’Antica Roma traspare in maniera prepotente e questa serie rimane, a mio umile parere, il miglior lavoro dell’Autrice.

Con Il Leone di Roma non si è smentita. La storia si divide tra Roma, Alessandria d’Egitto e le aride terre del limes africano. Nella capitale dell’Impero, imbiancata da una neve improvvisa e insolita, Ottavia è considerata la figlia strana, sgraziata ed erudita di un importante magistrato. La reputazione di donna singolare, proprio in virtù della sua passione per la scienza, non impedisce al padre di organizzare il suo matrimonio con l’ultimo discendente della gens Valeria, ovvero Massimo Valerio Messalla, personaggio già incontrato nei precedenti romanzi della serie.

Un vincolo, il loro, basato su solidi e arcaici principi, sull’unione di patrimoni, sulla prosecuzione del nobile sangue romano. Nulla che Ottavia non abbia mai saputo, lei che è donna del suo tempo fino alla ossa. 
La realtà era di fronte a lei. Nei panni del suo futuro marito, Massimo Valerio Messalla. Il dio Marte piombato tra i mortali. Il dio della guerra, degli spargimenti di sangue, il padre di Romolo e Remo e di tutti i Romani appena sceso dal carro tirato dai cavalli eternamente imbizzarriti. Marte, che coglie ogni sfida e la vince.
Accetta, com’è giusto che sia, il proprio destino. Abbassa la testa, accoglie quel marito recalcitrante nel suo letto e, contro ogni previsione, gli permette di penetrarle anche nel cuore. Messalla, al contrario, rifiuta le nozze fino a quando non sarà obbligato dal fato a piegarsi ai voleri paterni. È un uomo duro, in apparenza freddo e spietato. Il ricordo di Domizia, sublimato dalla morte avvenuta quando era una fanciulla in boccio, è una spina nel cuore che niente e nessuno potrà estirpare. Subito dopo aver svolto il suo dovere coniugale, Messalla parte per l’Egitto insieme al fedele amico, il principe germano Raganhar e Ottavia resterà da sola in una casa troppo grande, con la confortante compagnia dei libri, dei numeri e di Giulia Urgulania, in passato cara amica della defunta madre.

Sarà ancora il fato a portarla ad Alessandria d’Egitto e lì, tra la opulente decadenza di un mondo ricco, magico e lontano, Ottavia non è più la giovane e timida sposa che Messalla ha lasciato. La sua femminilità è sbocciata all’improvviso, è una seducente incantatrice e l’uomo all'improvviso si rende conto di quanto siano simili, in realtà.
Passò la lingua sull’umida arrendevolezza delle sue labbra, come per sfamarsi del suo corpo, assorbire da lei l’essenza più lieve e nascosta e il desiderio si agitò in lui come una fiamma, il suo respiro si fece incostante quando fece scorrere la mano sulla linea elegante della schiena.
Il ritmo serrato del romanzo ci porta tra le dimore facoltose circondate da una vegetazione lussureggiante, alle case di fango a ridosso del Nilo. Fino all’arido deserto, custode di tesori inimmaginabili, teatro di lotte infinite tra la prepotente Roma e la povera gente del deserto. 
I personaggi principali e la coppia secondaria, ovvero Raganhar e Giulia, sono circondati da un palcoscenico di personaggi minuziosamente tratteggiati, a partire dai meravigliosi antagonisti, prima tra tutti la sensuale, sanguigna, brutale Sitiah, ricca e potente prostituta che sarà la croce e la rovina di Ottavia.
Quella donna è dura come l’arco siriano di mio cugino, fredda come il cobra che usa durante la danza e forgiata nella scuola dei vicoli di questa città.
E poi Antares: leone, amico, formidabile vendicatore, immagine speculare e simbolica di Messalla, al quale va tutta la sua fedeltà e devozione.
«Il saggio un giorno mi disse che il leone non si costruisce la tana perché tutto lo spazio che lo circonda, tutto quello che cammina, salta o striscia attorno a lui, gli appartiene» sussurrò a quella bestia fiera e magnifica. «È venuto per te il momento di dimostrarmi che sei il padrone di tutto quello spazio.»
L’ambientazione, come per ogni romanzo di questa serie, è la terza protagonista. Al pari della Storia, è intessuta nell’ordito della trama senza che risulti predominante sui personaggi, sui sentimenti, sulle sensazioni che travolgono il lettore pagina dopo pagina, in un susseguirsi di emozioni, sensualità, tensione; fino al finale toccante e struggente, a quando Messalla, finalmente, schiude le porte del cuore e del corpo e mostra a Ottavia cosa la aspetta, oltre la conoscenza custodita nella pergamena.
Non guardò altro, non pensò ad altro. Lasciò la ragione e divenne carne. Si sdraiò sulla sabbia e Ottavia si abbandonò all’amante dei cieli notturni, dell’astronomia, delle costellazioni, al leone di Roma.
Aspettando il romanzo tanto sospirato tra il principe dei Chatti e la triste, tormentata Giulia.
Grazie, Adele, per questo nuovo, meraviglioso viaggio nel passato. 

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