lunedì 24 luglio 2017

Recensione Una raffinata trasgressione di K.J. Charles


Titolo: Una raffinata trasgressione
Titolo originale: A Fashionable Indulgence
Autore: K.J. Charles
Serie: Consorzio di gentiluomini #1
Genere: Storico MM
Editore: Triskell Edizioni
Data uscita: 4 dic. 2015
Livello sensualità: Alto

Trama: Quando apprende di essere l’erede di un’inaspettata fortuna, Harry Vane rinnega il suo passato radicale a favore delle riforme governative e decide di corteggiare la graziosa cugina. Il suo cuore viene però catturato dall’uomo più bello ed elegante che abbia mai incontrato: il dandy che ha il compito di istruirlo nelle buone maniere e nello stile che gli consentiranno di fare il suo ingresso in Società. Il nuovo ruolo che si trova a rivestire richiede conformità, ma Harry non desidera altro che assaggiare il paio di labbra sbagliate.
Dopo aver assistito in prima persona agli orrori di Waterloo, Julius Norreys ha cercato rifugio dietro la maschera raffinata dell’alta società. Ora si interessa unicamente del taglio della propria giacca e della qualità dei propri stivali. Tuttavia, il suo pupillo è talmente scevro dal suo cinismo che gli ispira la prima vera scintilla di desiderio da molti anni a quella parte. Julius non può proteggere Harry dalle peggiori intemperanze della società, ma insieme possono sopportare il prezzo della passione.

Recensione di Alexandria:
La lettura di questo libro è stata per me parecchio stimolante, dal momento che avevo poca confidenza con il Regency, il periodo storico in cui è ambientata la saga del Consorzio dei gentiluomini della Charles.
Sono più ferrata col Vittoriano, lo ammetto, e ho ben più chiara la situazione storica e culturale vittoriana, abiti e convenzioni sociali comprese, e quindi tutto in questa storia per me è stato nuovo e interessante.
Prima di immergermi nella lettura di Una raffinata trasgressione, però, ho rispolverato un po’ la storia inglese di questo periodo, ricordando che il Regency prende il nome dalla Reggenza del Principe di Galles, Giorgio, che governò l’Inghilterra al posto del padre, re Giorgio III, durante il decennio 1811-1820.

In Europa questi sono gli anni delle Guerre Napoleoniche, gli anni della Battaglia di Waterloo che segnò la definitiva sconfitta di Napoleone a vantaggio degli inglesi.
In Inghilterra è un periodo particolarmente vivace sia a livello culturale che sociale, caratterizzato anche dagli smodati eccessi dell'aristocrazia, incentivati dal Principe Reggente stesso.
Ma è anche un periodo di grande incertezza politica, contraddistinto da scontento sociale e insoddisfazione popolare, che spesso sfocia in rivolte sedate anche nel sangue.

I genitori del giovane Harry Gordon erano dei radicali. Alexander Vane, nobiluomo appartenente a una prestigiosa famiglia aristocratica londinese, aveva sposato Euphemia Gordon, giovane donna di forti principi radicali, contravvenendo al divieto del padre, Lord Gideon Vane, che per tutta risposta lo aveva diseredato. Il frutto dell’amore dei due era stato un ragazzino di nome Harry che, cresciuto tra rivoluzionari e progressisti radicali, si era ritrovato presto orfano e senza mezzi se non quelli offerti da un vecchio compagno dei genitori, Silas Mason, libraio di facciata, promulgatore di libelli radicali che incitavano alla rivoluzione nella realtà.

La vita del giovane Harry, per ora Gordon, non è mai stata una pacchia. È povero e vive nella costante minaccia che la sua attività legata alla propaganda radicale possa costargli l’arresto nel migliore dei casi, l’impiccagione nel peggiore.
«Perché chiunque parli di riforme è imprigionato e coloro che si battono per ottenerle vengono frustati o impiccati. Perché viviamo sotto la tirannia e la corruzione, mentre il popolo muore di fame. Perché questa nazione deve essere liberata. È una battaglia, Harry, e come ogni battaglia ha le sue vittime.»
Questo gli aveva detto sua madre, mentre fuggivano in Francia per scampare all’arresto. Questo era ciò che muoveva Silas e tutti quelli che nella protesta cercavano giustizia. Questo era il mondo del giovane Harry Gordon.
Finché alla porta della Libreria Theobald bussa un signore aristocratico, massiccio ed elegantissimo che, presa visione del giovane Harry, lo chiama Vane presentandosi a sua volta come Lord Richard Vane, cugino di Alexander, padre di Harry, mandato da Lord Gideon Vane alla ricerca del nipote mai conosciuto.
E qui comincia la storia di Harry non più Gordon Vane.

Dovete sapere che una delle caratteristiche storiche più interessanti di questo periodo è il cosiddetto Dandismo, un fenomeno socio-culturale caratterizzato da una forte ostentazione d'eleganza dei modi e nel vestire. Il dandy deve ostentare la propria posizione sociale, sottolineandone le differenze con la massa che disprezza e di cui rifiuta i principi di uguaglianza.

Ed è proprio tra le mani di un perfetto dandy che finisce il giovane Harry, Julius Norreys, amico intimo del cugino Richard, uomo elegantissimo e bellissimo, con una passione smodata per tessuti e bottoni, gli stivali perfettamente lucidati e che considera l’abbigliamento una specie di arte.
Biondo e dalla corporatura snella, Julius aveva un incarnato niveo e gli occhi di un azzurro come un terso cielo invernale e, cosa più importante di tutte, sembrava l’unico in grado di trasformare Harry in un uomo adatto ad appartenere alla buona società.

Julius sbatté le palpebre sbigottito. «Io? Fare cosa?»
«Insegnare a Harry come comportarsi. Come vestirsi. Aiutarlo a trovare il suo posto in Società.» «Dovrei trasformare il tuo rivoluzionario in un gentiluomo? Fare da tutore a un cucciolo radicale? Io?»
Richard ignorò l’incredulità che trapelava dalla sua voce. «Al ragazzo sono stati negati i suoi diritti di nascita per anni. Deve poter reclamare il suo posto senza sentirsi imbarazzato dal suo passato…»
[...]
«Ma è impossibile!» esclamò Dominic. «Vuoi che Julius riesca a inculcare i modi di un gentiluomo in un rifiuto rivoluzionario entro settembre?»
Julius annuì, convinto. «Non potrei essere più d’accordo. Perché mi credi all’altezza di un simile comp…»
La voce profonda di Richard sovrastò entrambe le loro. «Perché, quando decidi di usarle, hai delle maniere squisite, e anche un gusto eccellente, a modo tuo.»
Tutta la prima parte del libro è occupata dall’impresa di Julius di tramutare Harry, giovane bruno di bell’aspetto e dai profondi occhi blu, da rivoluzionario in gentiluomo, impresa che all’inizio si rivela particolarmente ardua.
«E tuttavia,» disse Mr. Norreys, come se stesse continuando una conversazione interrotta poco prima, «dobbiamo sforzarci di instaurare rapporti amichevoli, non è vero?» Harry sbatté le palpebre e l’uomo incrociò le braccia al petto. «Nome di battesimo, dunque. Julius.»
«N-no, signore. Sono Harry.»  «Senza ombra di dubbio,» concordò Mr. Norreys. «E io sono Julius. Ripeti: “Buon pomeriggio, Julius”.»
«B-buon pomeriggio, uh, J-Julius.»
«Senza balbettare. Hai il permesso di parlare. Potrei anche, occasionalmente, chiedere la tua opinione.»
Il povero Harry è assolutamente intenzionato a fare del proprio meglio, perché passare ore a imparare come mangiare, come camminare, come sedersi, come inchinarsi, come cavalcare e come indossare un paio di guanti, come rispondere alle domande o ignorarle educatamente, come conversare e ribattere di conseguenza, tutto era più sopportabile che ritornare alla Libreria e alla povertà.

Seguire Julius e imparare da lui significava per Harry ottenere l’agiatezza e le comodità, sentirsi al pari di quelle persone che aveva sempre invidiato. In pratica, significava anche rinnegare in un certo senso le idee dei propri genitori e di Silas, l’unico che lo aveva accolto dopo la morte dei suoi.
Ma Harry, in fin dei conti, non si era mai sentito un radicale come loro, e la vita che il nonno gli offriva gli sembrava qualcosa a cui non poter rinunciare, almeno non per farsi ammazzare durante una protesta di piazza.

Julius, il damerino dagli occhi di ghiaccio, si rivela un tutore rigido e inflessibile, ma Harry è profondamente attratto da lui.
All’apparenza, Julius sembrava interessarsi esclusivamente al taglio della propria giacca, ma sotto sotto aveva il nerbo di un ufficiale dell’esercito. Non urlava, non ce n’era bisogno. Aveva la capacità di esprimere con un semplice sospiro marcato tutto quello che Silas riversava in una marea di improperi.
Dal canto suo, Julius non è l’unico ad aver fatto colpo. Spesso si ritrova a guardare Harry e a trovare conforto nel suo sorriso e nella sua enorme gioia di vivere, come se quelle fossero cose che gli erano state precluse da molto tempo.
In realtà Julius non avrebbe voluto trarre piacere da ciò che stava facendo. Era stata sua intenzione portare a compimento quell’incarico indesiderato come avrebbe fatto un soldato: con un’obbedienza eccessiva e un atteggiamento di sfida impossibile da rimproverare. Invece, si era scoperto a prendersi davvero a cuore il successo di Harry e, soprattutto, a paventare la possibilità dell’insuccesso. Si era scoperto ad apprezzare la sua compagnia. A cercare il suo sorriso.
Opportunamente addestrato da Julius, Harry viene accolto tra i Riccardiani, un ristretto gruppo di gentiluomini che si sono riuniti in una specie di “Consorzio” sotto la guida di Richard Vane, gentiluomini che godono di un certo prestigio sociale e condividono certi gusti, non solo nel vestire, ma anche a livello “sentimentale”.
Ed essendo il nostro giovane protagonista un tipo molto sveglio, non gli ci vuole molto a capire che i membri di questo Consorzio tengono segreti i loro veri rapporti, perché se la sedizione era considerata un male, la sodomia portava dritto alla forca.

E resistere a Julius diventa pressoché impossibile. Il legame tra i due si fa sempre più forte fino a superare ampiamente quello tra tutore e allievo e sicuramente quello tra semplici amici.

Ma Lord Gideon Vane ha altri piani per il giovane Harry: dovrà sposare la cugina Verona e garantirgli una nobile schiatta che possa tramandare il nome dei Vane.

A tutto ciò si aggiunge il cosiddetto Massacro di Peterloo, fatto storico che avvenne a Manchester il 16 agosto del 1819 e che vide una pacifica manifestazione popolare drammaticamente sedata dalla cavalleria con conseguenti morti anche tra donne e bambini e centinaia di feriti.

I fatti di Peterloo sembrano risvegliare Harry dal torpore dell’agiatezza e della bella vita fatta di bevute al Quex o al White’s, di cene e visite ai sarti e cavalcate al parco in cui era felicemente caduto, facendo riaffiorare in lui tutti gli insegnamenti della madre.

Nato nobile e cresciuto radicale, Harry non era mai stato né carne e né pesce. Desiderava la ricchezza ma non condivideva il modo in cui la nobiltà gliela garantiva.
Prendere una posizione era diventato alla fine un obbligo doloroso, sia per lui che per Julius.

Dall’altra parte, Julius è un uomo freddo che ha deciso di non concedere nulla di se stesso, limitandosi a vivere senza emozioni e senza affetti, come se fosse morto da tanto tempo. Julius detesta l’intimità, non bacia e rifugge dai rapporti intimi. Ma Harry ha scalfito tutte le sue armature e ora tornare indietro sarebbe come tornare a essere morto.

Questo romanzo è decisamente uno storico. I fatti raccontati sono assolutamente conficcati nel contesto storico del tempo. Ci sono tutte le caratteristiche tipiche del Regency con tutte le sue atmosfere, le feste, la Piccola Stagione, i balli, i rapporti tra le famiglie aristocratiche, gli usi e i costumi dei nobili, ma anche le condizioni di vita del popolo, le rivolte e la repressione del governo.

Però non è solo questo. Io non amo particolarmente gli storici, ma questo libro l’ho divorato e mi sono molto divertita a leggerlo, in primo luogo perché è ben scritto e ha uno stile molto fluido, ma soprattutto è pieno di dialoghi carichi di verve, la trama nasconde un mistero e, cosa più importante di tutte per me, è “anche” un MM.

E la storia della giacca color PULCE, che io mi guardo bene dal raccontare, merita assolutamente di essere letta.
Quello che posso dire è che, tutto considerato, quella giacca ha fatto la fine che il mio amato Julius tanto auspicava, con grande fortuna del giovane Harry e delle sue spalle.

2 commenti:

  1. A me è piaciuto un pochino meno rispetto a te, non credo sia nelle mie corde questo periodo storico ma Harry e Julius erano davvero carini <3
    Non continuerò la serie ma è stata una bella lettura, la giacca pulce è la prossima cosa da comprare ovviamente XD
    Bellissime le immagini, una l'ho usata pure io senza saperlo (strano). Hai scritto tanto, anche cose di storia che però ho trovato interessanti, o meglio non mi sono annoiata a leggere (sai che io mi annoio facilmente).

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    1. Questo libro è stata una sorpresa anche per me. Se non c'è fantasy in uno storico difficilmente lo prendo in considerazione. Il Regency non era proprio contemplato. Ma quando ho deciso di leggerlo l'ho fatto con la mente aperta. Però, in definitiva, direi che il fatto che i protagonisti fossero Julius e Harry e tutta quella combriccola me l'hanno davvero fatto piacere. Io la serie la continuerò, proprio perchè sono curiosa di sapere altro sul Consorzio dei gentiluomini. E poi lo stile mi è piaciuto, non è noioso e i fatti storici non pesano, anzi giustificano e arricchiscono il racconto.

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