mercoledì 8 luglio 2015

Recensione My Masters' Nightmare - Episodio 5, Fuga di Marita Hansen





Titolo: My Masters' Nightmare, Fuga
Autore: Marita Hansen
Stagione 1, episodio 5
Self Publishing 
Data di pubblicazione: luglio 2015
Ambientazione:Isola italiana
Personaggi: Rita Novak e Frano D'Angelo
Pov: prima persona alternata Thierry, Jagger, Rita, Frano
Livello di sensualità: molto alto







Trama: Fratello contro fratello.
Marito contro moglie.
I D'Angelo contro i Donatelli.
Quando Thierry dice a Frano cos'ha fatto Alberto, i due fratelli hanno un confronto.
La gelosia di Matteo ha la meglio su di lui e lo porta nella stanza di Jagger. Ma, quando cerca di eliminare la concorrenza per avere il cuore di Alberto, deve vedersela con sua moglie Rita, che vuole dargliele di santa ragione.


COMMENTO: 

E come in ogni serie televisiva che si rispetti, anche per My Master Nightmare siamo arrivati ad un punto cruciale. Accadono troppo cose perché io possa svelare gli avvenimenti di questo episodio. Dovrei mettere uno spoiler grosso così, e allora che senso avrebbe la recensione?  
Colpi di scena, svolte improvvise e una rivelazione scioccante sono gli ingredienti di questa succulenta, grassa puntata.

Per cui vorrei concentrarmi su un altro aspetto che amo del dark romance, e di questo in particolare: i personaggi. Che sono moltissimi, tant'è che in questo episodio, fatto di poche pagine, i POV sono quattro e l'adrenalina scorre a fiumi.

Thierry: è il fratellino minore di Jagger, nato e cresciuto in un bordello francese, è delicato ed effeminato, connubio perfetto, o imperfetto a seconda dei punti di vista, per abitare in un covo di pervertiti.

Jagger: lui è il carnefice/vittima della storia. Può essere paragonato ad un cane di indole buona che è stato imprigionato ed addestrato per i combattimenti clandestini. In lui ci sarà sempre un fondo di bontà, ma sarà ancora in tempo per essere salvato? O gli abusi subiti lo hanno traviato per sempre? 

Rita: personaggio stupendo, amo le donne toste e Rita lo è certamente. Bella, cazzuta,  non si fa mettere i piedi in testa da nessuno. Ma ha un debole per... per chi?

Frano: il capo, il cattivo. E' l'antieroe. Protagonista (?) della serie, è un capo mafia con i cosiddetti e ci viene descritto per quello che rappresenta. Rapisce donne, le violenta o le fa violentare, come fare ad amarlo? Un mafioso resta un mafioso, non ci si può identificarsi in lui, non se si resta dalla parte dei buoni. La Hansen non copre con inutili veli il lavoro di Frano, non è insomma il Siberiano, che di lavoro fa il sicario, ma viene descritto come un perverso bohemien russo (amo il Siberiano, questa non è una critica ma una constatazione). Frano è quel che è insomma, eppure alla fine mostra un lato di sé particolarmente umano e vulnerabile e per questo credo che ci riserverà parecchie sorprese.

Tutti i comprimari sono attinenti al ruolo che impersonano, o sono cattivi o buoni (l'unico buono in realtà è Thierry e, forse, Rita). Non ci sono vie di mezzo, tranne che per alcuni di loro esiste un attenuante, vedi Jagger. La Hansen non è descrittiva nella connotazione psicologica, dobbiamo dedurre da soli attraverso le azioni e i pensieri quel che rappresentano ognuno di loro. D'altronde la saga trasporta su carta le caratteristiche di una serie televisiva. E lo fa molto bene.

Alla prossima puntata...


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