domenica 24 aprile 2016

Recensione Nemmeno un grammo d'amore di Robin C.


Titolo: Nemmeno un grammo d'amore
Autrice: Robin C.
Self Publishing
Data di pubblicazione: 21 Aprile 2016
Pagine: 233
Punto di vista: terza persona
Livello di sensualità: molto hot

Trama: William non era mai stato disonesto con Anna. Non aveva finto di amarla per conquistarla. 
Il loro era un rapporto deviato e corrotto. Una relazione simile a una crudele spirale, in grado di trascinare entrambi sempre più in basso, verso un inevitabile disastro.
Lui l’aveva fatta sentire importante, l’aveva fatta sentire una nullità, l’aveva fatta sentire sensuale, l’aveva fatta sentire sporca.
Soprattutto l’aveva trasformata nell’oggetto di un desiderio potentissimo e assoluto.

Non rimpiangeva nulla, Anna, ma era stanca del loro gioco. Stanca al punto di mettere la parola fine alla loro folle storia.
Non poteva però prevedere le conseguenze di quella scelta.
 
COMMENTO DI ESTELLE:
Ossessione, preversione, sesso, dolore, umiliazione, degradazione, sofferenza, sofferenza, sofferenza, sofferenza...

E' stato impossibile per me non associare questa storia alla prosa cruda e all'ambientazione claustrofobica della splendida Josephine Hart. Come impossibile è stato abbandonare il libro, chiudere le pagine e staccare. Complice una brutta influenza, ho letteralmente divorato questo romanzo dalle tinte fosche e cupe. Un viaggio nei meandri più torbidi dell'animo umano, intrapreso con onestà, libero dalla zavorra ingombrante di falsi preconcetti e improbabili aspettative.

Il desiderio di bruciare, il bisogno di essere soggiogata, la fame di dolore e umiliazione. Anna è una masochista, ama soffrire, ma dimenticate fruste e manette, stanze dei giochi e BDSM. Qui il piano è cerebrale, si ferisce con la parola e con lo sguardo, con l'indifferenza e la gelosia. Si gode per quello. E' possesso, brama di potere e urgenza di asservimento. 

Solo una masochista può comprendere quanto la necessità di Anna sia vitale al suo benessere. Se all'inizio si resta scioccate per ciò che questa donna subisce, con lo scorrere della storia è evidente quanto quel gioco al massacro sia orchestrato e voluto proprio da lei. 

Anna, cresciuta nell'indifferenza, affamata di attenzioni e di amore. Padre assente e madre opportunista, riverserà la sua bramosia su un uomo codardo e debole. Umiliata e cacciata di casa, farà affidamento sulle sue forze. Consapevole del suo lato lesionista, lo accetta e lo nutre solo quando incontrerà lui.

William, l'uomo maturo, di successo, il mentore che la condurrà per mano verso il suo divenire donna, facendole accettare quel suo lato che lei ha nascosto al mondo. William, che reca una profonda traccia di sadismo venuto alla luce solo grazie a Anna. William che prende, saccheggia, distrugge e allo stesso tempo concede, erige e crea.

Un equilibrio collaudato, fino a quando non si insinua una terza persona. Un'anima incontaminata, ignara dell'inferno di depravazione celato dietro il viso solare di Anna. Vittima prima, carnefice poi, diventerà una pedina consapevole di un gioco perverso. Gelosia e desiderio malato si mescoleranno creando un sentimento potente, intossicante, letale. Amore? Forse, o forse no.

Ricerca dell'umiliazione che passa anche attraverso il candaulesimo, trarre piacere dall'assistere a un tradimento, ricerca del godimento nel voyerismo, crogiolarsi nel dolore di dover assistere impotenti al piacere dell'altro.

Fino all'epilogo per nulla scontato, che fa sorridere e riflettere. Dove sono tutti vittime e sono tutti carcerieri.

Un libro emozionante, sensuale, doloroso. Per molti, ma non per tutti.

Cinque stelle

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