lunedì 8 maggio 2017

Recensione The Glittering Court di Richelle Mead

Titolo: The Glittering Court
Autrice: Richelle Mead
Titolo originale: The Glittering Court
Serie: The Glittering Court #1
Editore: LSWR
Data di uscita: 14 aprile 2017
Genere: Fantasy, YA
Narrazione: Prima persona
Livello di sensualità: Basso

Trama: Per un gruppo selezionato di ragazze la Corte Scintillante (The Glittering Court) rappresenta l’opportunità di conquistare una vita che finora potevano solo sognare, una vita fatta di lusso, glamour e ozio. Per l’aristocratica Adelaide, costretta dalla sua famiglia nobile, ma ormai decaduta, a un matrimonio d’interesse, la Corte Scintillante rappresenta qualcos'altro: l’occasione di pianificare il proprio destino e di avventurarsi in una nuova terra ricca e incontaminata al di là dell’oceano. Dopo un incontro fortuito con l’affascinante Cedric Thorn, Adelaide si spaccia per una cameriera. Tutto comincia a sgretolarsi quando Cedric scopre lo stratagemma di Adelaide e questa viene notata da un giovane governatore molto potente, che vuole sposarla. La fanciulla non si è lasciata alle spalle la gabbia dorata della sua vecchia vita solo per diventare di proprietà di qualcun altro. Ma a essere davvero sconvolgente – o meravigliosa – è la fortissima attrazione proibita tra Adelaide e Cedric, che, se assecondata, li renderebbe due emarginati in un mondo selvaggio, pericoloso e inesplorato, e forse ne causerebbe perfino la morte.

Recensione di Alexandria:

Quando scelgo un libro da leggere mi attengo a una ferrea regola che mi ha salvato la vita in decine di situazioni (sì, perché trovarsi impelagati con una schifezza per un lettore è un po’ come essere in pericolo di vita). Tale regola consiste nell’osservare un solo precetto che è questo: un buon lettore sa sempre cosa NON leggere.

Nel caso di The Glittering Court, questa regola è stata ampiamente infranta, ma ho delle attenuanti:
1. L’autrice. Conoscevo Richelle Mead dai tempi di Vampire Academy, saga apprezzata il giusto, almeno fino al quinto libro.
2. La pubblicità a tappeto che la CE ha messo in atto per far conoscere il libro, definito da molti il “libro dell’anno”.
3. Le recensioni dei blog entusiaste, alcune delle quali che definivano The Glittering Court un distopico.

Ora, è noto anche alle pietre che io leggo distopici e li amo particolarmente, così non ho potuto resistere al richiamo della parolina magica, più che altro perché sia dalla trama che dalle indicazioni del genere, non mi sembrava che The Glitterin Court fosse un distopico.
Allora la mia è diventata una missione: scoprire quanto di buono ci fosse nel nuovo lavoro della Mead, tanto decantato da Blogger e CE, e capire dove fosse la distopia in quello che a me sembrava un semplice fantasy.

La lettura del libro è partita malissimo. Non perché non mi piacesse lo stile della Mead, che, tra l’altro, qui è molto semplice, a tratti pure noioso, ma perché non mi sono proprio piaciuti i presupposti da cui la storia è nata e si è sviluppata.

In pratica, abbiamo questa lady Elizabeth Witmore, contessa di Rothford, che, pur avendo un lignaggio da far impallidire una regina, si ritrova in ristrettezze economiche e, per salvare la faccia e mantenere un tenore di vita degno di lei, deve sposare un cugino che le piace come uno stoccafisso nel corsetto, ma è ricco sfondato e nobile.
Lady Elizabeth, ragazza estremamente coraggiosa, non crede che la sua strada sia quella. Lei sogna la libertà, sogna di muoversi liberamente, di non essere costretta da nessuno a fare ciò che non vuole, sogna di poter decidere del suo destino.
Bello! Giusto! Brava! Direte voi. Lo direi anche io se non sapessi cosa in realtà la furbissima lady escogita per liberarsi del matrimonio impostole dalla nonna.

Ebbene, Elizabeth, vogliosa di libertà e indipendenza, con uno stratagemma si finge una delle sue cameriere e viene arruolata tra le fila della cosiddetta Corte Scintillante, un’impresa matrimoniale che si occupa di trovare mogli osfridiane colte e a modo da imbarcare in una nave diretta ad Adoria, la nuova colonia di Osfrid al di là del mare, dove i coloni che hanno fatto fortuna e hanno raggiunto una posizione di rilievo nel Nuovo Mondo, vogliono accasarsi bene e non con le donne selvagge autoctone.
Ma siccome nessuna nobildonna partirebbe per quelle terre selvagge, la Corte Scintillante trasforma ragazze di basso livello sociale in dame colte e preparate, istruendole a dovere con un corso full immersion di un anno.
No. Aspettate. Quindi il genio di Elizabeth per fuggire a un matrimonio combinato si finge Adelaide, la cameriera che a stento sa scrivere il suo nome, per seguire i corsi di una scuola per damine di cui lei, essendo contessa, potrebbe fare l’insegnante, per andare a sposare un altro tizio che la comprerà come moglie, solo che non sarà suo cugino e non sarà a Osfrid? EH?

Ah, fermi! Lei ha la possibilità di scegliere tra una rosa di pretendenti colui il quale le potrà offrire maggiori agi! Capperi, che passo avanti! Ora sì che è tutta un’altra storia!
Capite anche voi che questi presupposti non reggono? Una non può scappare da una costrizione per infilarsi volutamente in una situazione identica!
La mia missione da semplice ricerca della verità si è trasformata in un atto stoico per reprimere gli insulti che mi sfuggivano leggendo una parola sì e una no.

Andiamo avanti. Adelaide si fa due nuove amiche, Tamsin e Mira. Con loro e con le altre ochette trascorre l’intero anno alla residenza della Corte Scintillante prima di essere imbarcate per Adoria.
Il segreto di Adelaide è noto solo al suo procacciatore, il belloccio figlio del boss della Corte, tale Cedric Thorn, uno studente universitario che incontra ben presto l’interesse della nostra eroina, la quale si fa coinvolgere nel segreto del giovane.
No, tranquilli, non lo svelo. Altrimenti non leggerete mai questo capolavoro. Sia mai.

Finalmente il prezioso carico scintillante di ragazze parte alla volta di Adoria, con una dote di vestiti sbrilluccicosi, dello stesso colore delle pietre preziose che corrispondono al loro piazzamento negli esami finali della scuola: diamante, topazio, rubino. Più sei preziosa, più il tuo prezzo è alto, più sei venduta meglio. Un messaggio davvero incoraggiante per una ragazza che legge il libro.

Il nuovo mondo è… nuovo. Immaginate il continente Europeo e l’America di fine Ottocento, la corsa alle terre che rappresentavano una conquista per migliaia di persone affamate nella vecchia Europa. Ecco, qui è uguale.
Se non lo conoscete, buttate un occhio al trailer di un film di Ron Howard con Tom Cruise e Nicole Kidman, intitolato Cuori Ribelli. Trama molto simile, paesaggi identici, scene rivelatrici.

In questo Nuovo Mondo la nostra amata eroina sboccia, perché finalmente se ne frega di sposare qualcuno per soldi e posizione ma per amore. E se ne frega di fare la damina perfettina ma decide di sporcarsi le mani.
Non voglio dire che poteva farlo anche prima a Osfrid, eh! Altrimenti non avremmo avuto ben 200 pagine da leggere per arrivare fino a qui.

A questo punto la trama si complica e il racconto diventa un calderone di personaggi e situazioni tra il visionario e il plausibile: compaiono Vichinghi Highlanders in tartan, pirati a cavallo in coppia che sembrano Bonnie and Clyde, solo che difendono i poveri alla Robin Hood, avvocati precursori di Law and Order e amazzoni che scappano da matrimoni yuri (F/F). Però, quando Tamsin si tasforma in Merida non ci ho visto più.

Ho finito il libro con molta pazienza e molta voglia di buttarlo all’aria a ogni pagina letta.
Nemmeno la storia d’amore lo ha salvato. Perché? Leggete:
Quando avevamo raggiunto la villetta dopo una lunga giornata di festeggiamenti, essere finalmente soli ci era sembrato talmente surreale che non sapevamo quasi che fare. Ma lo scoprimmo in fretta.
[...]
Ci fondemmo l’uno nell’altra e dimenticai tutto ciò che riguardava Westhaven e le difficoltà che ci aspettavano. Per tutta l’ora successiva il mio mondo fu un viluppo di pelle, capelli e lenzuola. Dopo, mi venne l’impulso non troppo convinto di alzarmi e cominciare la giornata. Fu ben presto abbandonato. Gli caddi tra le braccia e mi riaddormentai.
Io, invece, alla fine ero un viluppo di budella attorcigliate.

Però la mia missione l’ho portata a termine con successo e posso con certezza affermare tre cose:
1. Questo non è il libro dell’anno.
2. Complimenti alla CE per come lo ha pubblicizzato e l’ha fatto vendere.
3. The Glittering Court NON è ASSOLUTAMENTE un distopico, per cui chi l’ha definito così vada a studiare cosa si intenda per distopia.

Aggiungo la quarta cosa: non leggerò mai il seguito.

4 commenti:

  1. Ma come?? Non ti è piaciuto??? XD
    Posso dire di averti seguita in questa impresa sin da quando è arrivato il libro. Una sofferenza. Sai come la penso, non mi ispirava prima e non mi ispira ora. Come sempre credo che siamo noi amanti dei distopici ad avere una visione sbagliata di cosa è bello e cosa no, e sinceramente mi sta benissimo così, non capisco questo libro? Vorrà dire che mi godrò il mio Pierce in pace.

    RispondiElimina
  2. Che io ami i distopici non significa che non legga i fantasy in generale, ma ti garantisco che se non fosse stato per quelle recensioni in cui si definiva distopico, lo avrei droppato al quinto capitolo. Dovevo sperimentare di persona la presunta distopia e chiarire al mondo che non ne aveva. Una missione che solo io potevo portare a termine, visto che, probabilmente, chi l'ha definito così non aveva molto le idee chiare. O pensava che vivere nel Glitter fosse davvero una distopia spaventosa. Effettivamente...
    Comunque, lo dico chiaro: questo libro è una ciofeca, distopico o no XD

    RispondiElimina
  3. Avevo già letto le recensioni americane su Goodreads e mi ero fidata del loro parere che mi aveva convinta a evitare questo titolo. La tua recensione non fa che confermarmi che ho fatto la scelta giusta.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Dopo averlo letto, anche io ho dato un'occhiata alle recensioni. Ebbene, le nostrane erano tutte da 4 e 5 stelle. Le estere dalle 3 all'unica stella. Motivazioni?
      Alcune lo definivano noioso, una diceva: "lettura adatta a chi ha amato The Selection (bleah)", altre cercavano il fantasy perché di fantasy ci vedevano solo i nomi dei posti. Erano tutte critiche motivate. Mi sa che io ho letto la versione che avevano loro.

      Elimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...