martedì 7 febbraio 2017

Recensione Carve the Mark I predestinati di Veronica Roth


Titolo: Carve the Mark- I Predestinati
Titolo originale: Carve the Mark
Autrice: Veronica Roth
Serie: Carve the Mark #1
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 17 gennaio 2017
Genere: sci-fi, young adult
Punto di vista: prima persona alternato a terza
Livello di sensualità: basso

Trama: In una galassia lontana, dove la vita degli uomini è dominata dalla violenza e dalla vendetta, ogni essere umano possiede un "donocorrente", ovvero un potere unico e particolare, in grado di determinarne il futuro. Ma mentre la maggior parte degli uomini trae un vantaggio dal dono ricevuto in sorte, Akos e Cyra non possono farlo. Al contrario, i loro doni li hanno resi vulnerabili al controllo altrui. Cyra è la sorella del brutale tiranno Shotet Ryzek. Il suo donocorrente, ovvero la capacità di trasmettere dolore agli altri attraverso il semplice contatto fisico, viene utilizzato dal fratello per controllare il loro popolo e terrorizzare i nemici. Ma Cyra non è soltanto un'arma nelle mani di un tiranno. La verità è che la ragazza è molto più forte e in gamba di quanto Ryzek pensi. Akos appartiene al pacifico popolo dei Thuve, e la lealtà nei confronti della famiglia è assoluta. Quando lui e il fratello vengono catturati dai soldati Shotet di Ryzek, l'unico suo pensiero è di riuscire a liberarlo e a portarlo in salvo, costi quel che costi. Quando poi viene costretto a entrare a far parte del mondo di Cyra, l'ostilità tra i loro due popoli sembra diventare insormontabile, tanto da costringere i due ragazzi a una scelta drammatica e definitiva: aiutarsi a vicenda a sopravvivere o distruggersi l'un l'altro. 

Recensione di Alexandria:
La lettura di questo libro è stata supportata da divertenti sessioni di scambi di commenti e punti di vista con alcune amiche che avevano affrontato l’impresa di leggere l’ultima fatica di Veronica Roth prima di me.
Dopo Allegiant (sì, solo Allegiant perché mi sono rifiutata di leggere Four), ero molto curiosa di leggere questo Sci-Fi con un alto grado di distopia e sono partita con l’idea di essere il più obbiettiva possibile, pur venendo da uno Sci-Fi inarrivabile come Illuminae.
Il fantasy è il mio genere, il distopico in particolare, quindi non si può dire che non sia abituata a leggerlo. 
Tuttavia, appena ho iniziato la lettura ho avuto difficoltà a raccapezzarmi tra una sfilza di informazioni sulla società e l'ambiente in cui vive Akos, uno dei protagonisti, scaraventatemi letteralmente addosso, tanto che ho dovuto spesso tornare indietro e rileggere alcuni punti.
E questo problema non l’ho riscontrato solo io.
Andando avanti, la sensazione che ho avuto leggendo è che la Roth avesse la forte intenzione di creare un mondo e caratterizzarlo il più possibile, introducendo termini nuovi e specifici che lo identificassero, che volesse dare al libro una forte connotazione distopica, finendo, però, per assomigliare più a qualcun'altra che a se stessa. Vedi Marie Lu, Sabaa Tahir, Suzanne Collins, Tahereh Mafi, Laini Taylor e persino Cassandra Clare.

Potrei spiegare cosa ha preso da ogni singola autrice ma se le conoscete e se leggerete Carve the Mark, lo capirete da soli.
Ok, volete un piccolo piccolo aiutino? 
I marchi delle uccisioni: ne La Chimera di Praga Akiva & Co se li praticavano allo stesso modo.
In Shatter me, Juliette non poteva essere toccata visto il suo dono di provocare la morte con il dolore.
Le ambientazioni della parte popolare di Shotet e il mercato in un giorno di festa mi hanno ricordato Il dominio del fuoco (ma c'è anche  altro che ha a che fare con l’argento: leggete e saprete!).
Per Hunger Games cito solo Cressida (quando finirete il libro capirete perché).
Di Legend (e Red Rising) riporto l’uso degli schermi sempre accesi e ovunque (ma su questa cosa avrei sorvolato, visto che è una caratteristica di molti distopici).
Della Clare nomino forse l’unica cosa che mi è piaciuta: lo yuri (rapporto d’amore tra donne) tra due dei personaggi del libro, scelta questa che ho apprezzato ma per come è stata impostata, cioè solo insistentemente accennata, sembrava più per una questione di politically correct (che fa anche figo), che per altro: la Clare con Magnus e Alec, la Roth con Isae e Cisi, ma almeno uno yuri.

Cito la mia amica Bianca (te lo avevo detto che lo avrei fatto, prenditi la tua responsabilità negli scleri intra e post lettura!) che ha definito Carve the Mark un “Romanzo Frankenstein, un pezzo preso da qui, uno da lì.”
Ma allora, vi chiederete, c’è qualcosa di originale in questo libro?
Direi di sì, qualcosa c’è. 

La Corrente: fenomeno naturale e, in alcuni casi, simbolo religioso. La corrente è un potere invisibile che conferisce alle persone particolari abilità e la cui energia viene impiegata per far funzionare navi, macchinari, armi eccetera.

Il Soggiorno: viaggio compiuto a ogni stagione dalla popolazione di Shotet a bordo di una gigantesca nave spaziale. Si compone di una circumnavigazione del sistema solare e di un’operazione di recupero (RIPESCA) di materiali di valore dai rifiuti di un pianeta “indicato dalla corrente”. È preceduto da un festival che dura sette giorni e che prevede combattimenti pubblici, l’arrivo di mercanti da altri pianeti e rievocazioni di momenti significativi della storia di Shotet.

Il libro si apre con il pov di Akos in terza persona e questo mi faceva supporre che avrei trovato a intervallarlo il pov di Cyra.
Effettivamente è stato così, solo che il pov di Cyra è stato molto più presente di quello di Akos e non più in terza ma in prima persona.
Ecco, se questa poteva essere una cosa del libro che avrei apprezzato, si è trasformata in un fastidio: perché alternare un pov in prima a un pov in terza? Considerato che mantenere la prima persona avrebbe di certo giovato di più alla caratterizzazione di Akos, visto che è un personaggio che, a mio avviso, ha una situazione interiore molto complessa.

Akos, infatti, è interiormente volubile: una volta è forte, tanto da uccidere senza pietà, un’altra è debole, tanto da abbandonarsi alla disperazione per averlo fatto. Una volta è uomo, un’altra ragazzino bisognoso di rassicurazioni.
Capisco che è bello che un personaggio abbia delle debolezze, che il macho perfetto per una volta sia anche intrigante se mostra sensibilità, ma Akos pare solo un’altalena di atteggiamenti.
Cyra, invece, è un personaggio forte, a volte davvero forzatamente forte, anaffettivo e ridotto a quello che è proprio in quanto rifiuta ogni tipo di affetto. Non l’ho trovata simpatica nemmeno una volta.
Ryzek è il cattivo più confuso della storia: deve fare del male per affermare la propria egemonia ma odia provocare dolore e per questo si deve drogare per accettarne il peso.
Seriamente non mi sembrava così dispiaciuto mentre ordinava torture a destra e a manca. Un po’ di coerenza non avrebbe fatto danno.
I personaggi secondari sono decisamente i migliori: Eijeh, Sifa, Isae, Cisi, Teka e Vas.

E dulcis in fundo, dovrei parlare di alcune grosse pecche a livello di trama, punti oscuri che né io né le mie amiche siamo riuscite a spiegarci, incongruenze che ci hanno fatto sorridere perché di certo non ce le aspettavamo dalla Roth (fughe e salvataggi poco realistici e monete in tasca poco probabili).

Alla fine, posso dire che la trama di Carve the Mark è un banalissimo distopico con qualche scena splatter che dovrebbe far venire i brividi (ma solo se hai dodici anni e non hai mai visto anime come Mirai Nikki o Tokyo Ghoul, perché altrimenti il dodicenne se la riderebbe appresso alla Roth), che fa acqua in tanti punti e che cerca di essere originale introducendo, spesso forzatamente, termini nuovi e specifici e mettendo in scena un universo pieno di usi e costumi strani (vedi la ripesca o il mondo acquatico di Pitha). 

Se devo premiarlo per qualcosa, comunque, lo premo per lo stile, fluido e piacevole da leggere (dove non si perde nelle spiegazioni di qualche uso o costume di cui ancora non conosci nulla).
Grazie alle mie amiche che lo hanno letto con me e a voi per essere arrivati fino a qui.

Tre stelle

3 commenti:

  1. ero curiosa di sapere la tua opinione, molto simile alla mia tra l'altro.

    RispondiElimina
  2. Salve mia mentore! Dunque avendo seguito i tuoi progressi su FB sapevo all'incirca come la pensavi, ma la tua recensione mi ha ricordato che prima di leggere questo devo dare spazio a Legend, Shatter me e La chimera di Praga (gli ultimi due già sul kindle tra l'altro!), poi in ogni caso vedrò se leggerlo!

    RispondiElimina
  3. Ciao, Autumn, mia valente discepola (!?). Ordunque, sono giorni che sfrango le batuffole al mondo di FB con i miei commenti non troppo esaltanti su Carve, nei quali ho finito per coinvolgere anche parecchie amiche che la pensavano esattamente come me (@Chiara Ropolo credo che tu sia stata un'altra testimone dei miei misfatti XD). Alla fine io dico sempre ciò che penso, anche se la mia opinione può sembrare fuori dal coro. In questo caso ho avuto anche il conforto delle amiche che ho pure citato in recensione.
    Allora, considero il distopico un genere che si poggia su determinate basi (1984, Battle Royale, The Giver) e penso che le caratteristiche del genere vadano rispettate, ma ciò non toglie che ci debba anche essere originalità. E' quello che rende un distopico migliore di un altro, vedi Red Rising e An Ember in the Ashes e Legend. La Chimera di Praga non è un distopico ma Laini Taylor merita assolutamente la tua attenzione. Come sempre, fidati ;)

    RispondiElimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...