venerdì 21 agosto 2015

Recensione Alfredo di Valentina D'Urbano

Titolo: Alfredo
Autore: Valentina D'Urbano
Serie: Il rumore dei tuoi passi #1,5
Editore: Longanesi
Data di pubblicazione: 14 Maggio 2015
Pagine: 60 (kindle edition)
Punto di vista: prima persona
Livello di sensualità: basso

Trama: Alla Fortezza, il quartiere senza identità, con l'asfalto riarso dal sole e spaccato dal gelo, e di palazzi dall'intonaco ruvido e sbrecciato tutti li chiamano «i gemelli». Perché da sempre Beatrice e Alfredo sono inseparabili, come fratelli appunto. O forse qualcosa di più? La loro storia, struggente e tragica, diventerà quasi una leggenda nel quartiere.
Ma a narrarla finora è stata soltanto Bea, la metà più forte dei «gemelli», la ragazza cui bastava sentire l'odore di Alfredo sulla maglietta verde che lei stessa gli aveva regalato per sapere che lui ci sarebbe sempre stato. La giovane donna che ha lottato fino alla fine per sentire il rumore, inconfondibile, dei suoi passi.
Questa invece è la storia della metà più debole dei «gemelli» e a raccontare l'arrivo alla Fortezza è Alfredo, in prima persona, con la sua voce, le sue fragilità, i suoi piccoli e grandi sogni così difficili da realizzare e così facili da infrangere. Fino all'incontro che gli cambierà la vita: quello con Beatrice. 

Recensione:
Finito Il rumore dei tuoi passi ero troppo sconvolta per pensare di leggere subito Alfredo, anche se era già sul mio reader, che mi guardava ammiccando, con i suoi occhi verdi tra il ciuffo di capelli biondissimi. Ero convinta che sarebbero passati mesi prima di essere pronta a farmi prendere di nuovo a calci in faccia dalla D'Urbano. E invece... tutti quei romance BDSM devono aver avuto il loro effetto e ho scoperto che ho una nuova vena masochista.

Così, nel mio primo lunedì di ferie, invece di rilassarmi sul divano con un bel romance soft, ho preso in mano proprio lui. Alfredo. Il fragile, dolce, debole, rassegnato Alfredo. Dovevo conoscerlo meglio. Dovevo capire cosa gli passava per la mente, in certi momenti. Cosa lo ha spinto a prendere certe decisioni. Perché aveva marchiato Bea? E Paola cosa aveva significato per lui? Cosa lo ha spinto a bucarsi la prima volta?

L'ho visto piccolissimo, in una baracca vicino al fiume, con il tetto in lamiera e due genitori sempre ubriachi. Ma tutto sommato libero, lasciato allo stato brado insieme a suo fratello Massimiliano. Finché la mamma non muore e tutto cambia. Il padre decide di portarli via, occupa un appartamento alla Fortezza che subito appare agli occhi giovani ma già disincantati di Alfredo per quello che è: una prigione. 

I primi mesi, la nuova casa lo è davvero, una prigione. I bambini non possono uscire perché il padre ha paura che gli "rubino" l'appartamento e così li chiude a chiave dentro, a volte per giorni, lasciandoli a soffrire la fame. Finché non arriva Elena. Ha solo 24 anni, ma è coraggiosa e ha il cuore tenero. Dal piano di sotto, sente i bambini piangere disperati e riesce a far arrivare loro del cibo dal balcone. Ma ovviamente questo scatena le ire assurde del padre alcolizzato, che tanto per cambiare se la prende con i figli. E così arriviamo a quel giorno, con Alfredo rannicchiato sul pianerottolo, terrorizzato e con la faccia insanguinata. Al suo primo incontro con quella che diventerà la sua mamma adottiva, Elena, e con la sorella, anzi, gemella adottiva, Beatrice.

Vediamo gli anni dell'infanzia, fatti di estremi, di bisticci, risse nel parco della scuola, ma anche di promesse di sangue e di abbracci nel letto, la notte. 
"Noi litigavamo, ci menavamo e non ci parlavamo per giorni interi, però anche da arrabbiati non ci staccavamo mai. E io non la sopportavo, ma quando non c'era succedeva una cosa strana, trovavo sempre un motivo per cercarla."
Poi arrivano gli anni dell'adolescenza. I cambiamenti del corpo, la sensazione indefinita che qualcosa sta mutando, ma senza capire bene in cosa consista questo cambiamento. La confusione, il rifiuto, la paura, la rabbia. E poi quelle settimane che cambiano tutto. Quando Beatrice parte per il mare e quel marchio sulla pelle. Questo era uno dei tarli che mi rodeva di più. Perché Alfredo l'ha fatto? Cosa pensava? Ho avuto la mia risposta.
"Adesso nessuno avrebbe più potuto toccarla senza toccare anche un po' di me."
Ho scoperto che Alfredo era molto di più di quello che pensavo, ma purtroppo, era anche esattamente quello che pensavo. Era davvero troppo fragile, debole, senza quell'anima di acciaio che ha permesso a Beatrice di tenere duro, di affrontare tutto a testa alta, di non mollare, se non quando ormai non c'era più nulla da fare. Alfredo avrebbe voluto essere più forte, lo avrebbe voluto tanto e per un po' c'è riuscito, per lei. Per Beatrice. Perché quando era pulito, l'unica cosa che gli importava era di lei. Ma quando non lo era... l'unica cosa che gli importava era l'eroina.
"Ma io non ho la testa per fare certe cose. Ci vorrebbe forza di volontà, ci vorrebbe un motivo vero, qualcosa che ci porti fuori di qui, qualcosa per cui possiamo scappare senza più voltarci indietro. Ci vorrebbe che fossi un po' più come lei e un po' meno come me."
Ancora una volta il mio cuore si è stretto in una morsa e, contro ogni logica, ho sperato in un finale diverso, anche se sapevo che non era possibile.

Con il suo stile secco e disincantato, l'autrice ci mostra un Alfredo che si auto-inganna, che non si vede un tossico, che ha la convinzione di poter controllare la droga, quando è lei che controlla lui. E' devastante vedere il suo declino, le battute d'arresto che per poco interrompono il suo inesorabile scivolare verso il baratro della tossicodipendenza, per poi vederlo di nuovo precipitare verso il basso ancor più velocemente.

Vorresti urlagli: "Smettila di prenderti in giro! Ti stai uccidendo! Non lo vedi?" Ed è esattamente quello che fa Beatrice. Gli urla contro, lo picchia, cerca di fargli entrare a forza nel cervello un po' di consapevolezza.

Se era terribile, nel primo romanzo, vedere l'autodistruzione di Alfredo attraverso gli occhi di Beatrice, è ancora più sconvolgente vedere il dolore che questo le causa attraverso gli occhi di Alfredo. C'è qualcosa di più doloroso del vedere soffrire la persona che si ama? Ciò nonostante non è stato sufficiente. Perché non è vero che l'amore basta.

Un romanzo che fa riflettere, che tutti dovrebbero leggere, soprattutto i giovanissimi. Perché una scelta, un semplice gesto, può cambiare la nostra vita per sempre. Ma anche quella di chi ci sta vicino.

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