venerdì 14 luglio 2017

Recensione Spietati Gentiluomini di Ginn Hale


Titolo: Spietati gentiluomini
Titolo originale: Wicked Gentlemen
Autore: Ginn Hale
Serie: no, autoconclusivo
Editore: Triskell Edizioni
Genere: fantasy MM
Livello di sensualità: Medio

Trama: Belimai Sykes è molte cose. È un prodigo, il discendente di antichi diavoli, una creatura di oscure tentazioni e rari poteri. È anche un uomo con un passato brutale e una pericolosa dipendenza.
E Belimai Sykes è l’unico uomo a cui il capitano William Harper può rivolgersi quando deve affrontare una serie di sanguinosi omicidi.
Il signor Sykes, però, non lavora gratuitamente e il prezzo della sua frequentazione costerà al capitano Harper ben più della propria reputazione.
Dai palazzi sontuosi dei nobili, dove la vivisezione e la stregoneria sono celati da una patina dorata, ai quartieri malsani dei Bassinferi, il capitano Harper deve combattere per la giustizia e per la propria vita.
Ha molti nemici e il suo unico alleato è un diavolo che conosce fin troppo bene. Sono questi i pericoli che si incontrano quando si ha a che fare con gli spietati.

Recensione di Alexandria:
Quando un lettore finisce un libro che gli rimane dentro e i cui personaggi gli restano aggrappati al cuore, è sempre difficile scegliere che cosa leggere, quasi che la paura di trovarsi di fronte a una delusione sia peggiore che gettarsi in una nuova storia. Se vi trovate in questa situazione, Spietati Gentiluomini fa decisamente per voi.

Questo è un libro dalle molteplici virtù dal mio punto di vista. Per prima cosa è un vittoriano (e qui i miei occhietti si accendono come scintille luminose nella notte di Natale), poi è un fantasy (e qui inizio a fregarmi le mani convulsamente), e per ultimo è MM (ok, qui non vi dico cosa inizia a palpitarmi. Ma il CUORE, ovvio! Che diavolo avevate pensato?) La hola è partita quando ho capito che era anche autoconclusivo. In pratica, è il libro perfetto.

A proposito di diavolo, questa espressione cade proprio a fagiolo, perché uno dei protagonisti di questo libro è proprio un diavolo, un prodigo per l’esattezza, o un discendente della stirpe angelica decaduta, per essere ancora più precisi, Belimai Sykes.
Relegati per legge nei confini della capitale, pochi prodighi avevano tentato di lasciare il ghetto. Rimanevano laggiù dove almeno potevano tenersi compagnia e godere della protezione dell’oscurità cavernosa. Solo i peggiori della nostra specie vivevano nella città superiore: criminali, esiliati e drogati. Credo di essere stato l’uno o l’altro almeno una volta.
Il signor Sykes è dunque un prodigo, una creatura di incredibili poteri (tra cui la capacità di volare), con un oscuro passato e un rapporto non molto felice con la cosiddetta Inquisizione, gli uomini del governo predisposti a mantenere l’ordine e la legge dello Stato.
Gli Uffizi erano luoghi sacri. Erano silenziosi, puliti, e luminosi. Perfino i confessionali erano sommessi e calmi. Gli inquisitori e i confessori non dileggiavano né urlavano minacce. Chiedevano tutto cortesemente. I coltelli d’argento, i chiodi e le macchine di preghiera erano semplicemente strumenti con i quali perseguivano la verità assoluta. Tutto quello che pretendevano era la completa onestà.
Belimai Sykes è una creatura molto affascinante. Ha lunghi capelli corvini, occhi color del burro, lunghe unghie nere e pelle diafana, percorsa da innumerevoli cicatrici sottili come fili di seta, che a uno sguardo attento altro non sono che versi sacri incisi sulla pelle. In realtà torture inflitte a Belimai proprio dall’Inquisizione, che faceva della correzione sistematica della natura perversa dei criminali (meglio se prodighi) la propria ragione d’essere.

Una notte, la strada di Sykes incrocia quella di William Harper, uomo dell’Inquisizione, e di suo cognato Edward Talbott.
O per meglio dire, sono questi due gentiluomini inglesi che bussano alla porta dell’ignaro Belimai con un incarico per lui: ritrovare la sorella di Harper, nonché moglie di Talbott, rapita dalla sua carrozza, sfruttando le sua abilità di prodigo e di sublime, dietro un pagamento che equivale a un patto tra contraente e controparte.
«Avete il mio giuramento, sul mio nome e sul mio sangue, che tutto quello che farò sarà con il vostro beneplacito,» dissi loro, «se acconsentirete ai termini del pagamento.» «Quelli elencati sul vostro biglietto?» chiese il capitano Harper. «Sì.» Forse ero stato un idealista da giovane, ma anche allora non mi ero offerto a poco.
[...]
«Molto bene,» disse il capitano. Lasciò cadere tre monete d’oro sul ripiano del tavolo. Era un piccolo gesto, ma vincolante. Il capitano Harper non si fidava di me, ma tanto valeva. Non sono una brava persona. Mi viene naturale mentire. Lo pensava perfino mia madre. Era saggio da parte del capitano investire la sua fiducia nel valore dell’oro e non nella mia buona fede. Tuttavia, mi risentii per la sua profonda comprensione della mia natura.
Se Belimai è un essere per natura portato all’inganno, manipolatore e diabolico, così almeno si crede siano i prodighi, data la loro discendenza demoniaca, il capitano Harper, alto e biondo, con profondi occhi castani, è il tipico uomo di legge, un uomo molto silenzioso, osservatore, rude e autoritario.
Harper si alzò in piedi e aprì il lungo cappotto. Notai il collare bianco da prete, alla gola, e anche la pistola nella fondina sotto il braccio sinistro.
Quell’accoppiata definiva perfettamente l’Inquisizione. Il tessuto bianco proclamava l’autorità del capitano di giudicare e redimere le anime di coloro che si erano macchiati del peccato. La pistola simboleggiava il dovere molto terreno di ogni uomo dell’Inquisizione di applicare e far rispettare la legge. La salvezza diventava molto più attraente quando si doveva affrontare la dannazione sotto la minaccia delle armi.
Stipulato l’accordo, Belimai e William iniziano la loro indagine sulla scomparsa della sorella di Harper che li porterà nel covo della Buona Causa, una specie di associazione che si occupa di garantire certi basilari diritti ai prodighi, ovviamente messi in discussione dalla cosiddetta società civile, dall’Inquisizione in particolare.

Il rapporto tra i due è molto strano. William sembra conoscere Belimai, quasi attratto da lui, e la cosa è di per sé strana, essendo lui un rappresentante dell’Inquisizione.
Belimai, invece, sembra incuriosito dal Capitano, dal fatto che porti i guanti, dai suoi occhi profondi e dai suo modi silenziosi.
Ebbene, l’evoluzione di questo rapporto è parecchio repentina, complice anche una bottiglia di gin blu di troppo.
«Riguardo alla notte scorsa…» Si spostò appena. «Credo che sia meglio chiarire subito tra noi…»
«Non ho intenzione di dirlo a nessuno, se è questo che ti preoccupa.» Sorrisi lasciandogli vedere i miei lunghi denti. «E non credo che andrai in giro a vantartene, quindi cosa resta da dire?»
«No, intendevo tra noi… Eravamo entrambi piuttosto ubriachi. Volevo solo che capissi…» Harper esitò, non voleva continuare. Un po’ alla volta, la pausa si trasformò in un silenzio persistente. Sembrava incapace di costringersi a parlare della notte passata. Mi divertiva, ma non mi sorprendeva.
«Volevi che fosse chiaro che era solo una scopata da ubriachi?» terminai al posto suo.
«Non sono sicuro che quelle siano le parole che avrei usato,» replicò.
«È stata una bella rotolata tra le lenzuola, capitano. Ma ti assicuro, non mi sono innamorato pazzamente di te. Dimentichiamocene e andiamo avanti con i nostri affari.»
La prima parte del libro è scritta in prima persona PoV Belimai. In questo modo è stato semplice immedesimarsi completamente in questo personaggio, vedere come il sarcasmo sia solo un’arma che usa per difendersi, conoscerlo nelle sue fragilità e debolezze, nelle sue paure ma anche nella sua forza. E ne ha avuta tanta di forza Belimai, resistendo alle torture dell’Inquisizione che lo hanno piegato e ridotto all’ombra di se stesso, un essere dipendente dall’oforio, una droga che è l’unica cosa che gli dona momenti degni di un’esistenza accettabile.

Almeno fino all’arrivo del Capitano William Harper. Non perché tra i due scoppi una passione da Jack e Rose stile Titanic, ma perché dopo l’incontro con Harper la vita di Belimai tragicamente cambia, messa costantemente in pericolo dalle indagini per la scomparsa della sorella.

La seconda parte del libro passa al PoV di Harper e alla terza persona. È il turno del Capitano e dei suoi segreti. Così scopriamo perché porta sempre i guanti e anche cosa c’è dietro la sua ossessione per Belimai.
William è un personaggio complesso, i cui ideali sono stati la maschera che ha portato per molto tempo. E’ un giustiziere, un persecutore di prodighi, ma questo per assurdo lo lega ancora di più a loro. Harper ha dei segreti, qualcosa che deve tenere celato al mondo ma anche a se stesso.
«La cosa che trovo più assurda nel condannare i prodighi come diavoli è che i diavoli e gli angeli sono le stesse creature. Lucifero, Satanel, Sariel, Azazel, ognuno di loro. Ogni angelo caduto è stato creato anche prima della terra, e non sono stati fatti dal fango, ma dalla volontà e dal corpo di Dio stesso. Anche il più degenere e disgraziato dei prodighi è più vicino alla divinità di ognuno di noi nato dalla carne di Adamo.»
«È solo la mia ignoranza o la tua opinione puzza di eresia?» rifletté Edward dopo un po’.
«Sì, puzza un po’. Ma non è solo la mia opinione, è affermato nelle scritture. Lucifero, che Dio aveva fatto Principe dell’Aria e delle Stelle, è lo stesso Lucifero che è caduto nell’Abisso. Sariel e Rimmon erano arcangeli delle tempeste prima di diventare signori degli inferi. Se accettiamo che i prodighi siano diavoli, allora dobbiamo riconoscere che sono anche la terza delle Milizie Celesti che si sono rivoltate contro Dio. Erano angeli. Non puoi sostenere una cosa e negare l’altra.»
Le indagini per la scomparsa della sorella del Capitano conducono a piste molto pericolose, sia per Belimai che per Harper, ed è qui che tutti i nodi vengono al pettine: sentimenti repressi, dipendenze mortali, rimpianti incancellabili, gelosie ingiustificate.
Finché la vita di entrambi non è seriamente messa in pericolo.
«Ricordi la prima volta che siamo stati a letto assieme?» gli chiese.
«Sì.» Belimai si accigliò al cambio repentino di argomento. «Eri così ubriaco che mi sorprenderebbe se tu lo ricordassi, però.»
«Ricordo il mattino dopo. Volevi accertarti che non provassi delle inclinazioni romantiche verso di te. Ti assicurai che non era il caso.»
«Lo ricordo.» Belimai lo guardava attentamente, come se le parole successive di Harper potessero far crollare il pavimento sotto i loro piedi.
«Potrei aver mentito,» ammise Harper dopo un istante.
L’espressione sul volto di Belimai cambiò in modo infinitesimale. Gli angoli della sua bocca si curvarono verso l’alto di pochissimo. Le sue sottili sopracciglia nere si alzarono di un pelo. Era solo un accenno di sorriso, ma c’era un’onestà aperta e gioiosa che Harper non aveva mai visto in lui prima.
«Sono contento di sentirlo» replicò Belimai.
Questo libro è un piccolo gioiellino che mai avrei pensato di scoprire. Credo che sia assolutamente sottovalutato e poco conosciuto e che gli si debba dare merito e anche diffusione.
Nei Ringraziamenti, l’autrice dice una cosa che io trovo perfettamente calzante per Spietati Gentiluomini: “devo ringraziare Sharon McMorrow che mi ha insegnato che la letteratura può contenere sia scene di sesso piccante che buona grammatica.” Queste parole sono il succo di questo libro. Ha uno stile elegante, raffinato, le parole scivolano sugli occhi accarezzandoli e leggerle è davvero un piacere.

Però, siccome io sono hentai inside (anche malvagia, per cui andate su Google e cliccate la parola giapponese per sapere cosa significa), un po’ di sesso piccante in più l’avrei gradito di sicuro.
Ecco spiegato il motivo per cui ho grattato con unghie più lunghe e nere di quelle di Belimai la mezza stellina delle cinque che sono la perfezione.

N.B. Immagini tratte dall'anime e da fanart di Uragiri wa boku no namae wo shitteiru.

Quattro e mezzo

2 commenti:

  1. Concordo con te su tutto, come sempre. Ho pure scritto più o meno le stesse cose sulla mia, ma le tue immagini rendono tutto molto faigo. Bellissimo libro davvero anche se ultimamente ci imbattiamo in tante storie dove consumano poco e se lo fanno non ce lo descrivono!!

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    1. Tesorino, noi siamo troppo hentai. Niente è mai troppo per noi XD
      Il libro l'ho divorato, ho amato i personaggi e le atmosfere, l'eleganza della scrittura e il mistero.
      E' stato molto bello anche leggerlo insieme <3

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