giovedì 1 ottobre 2015

Recensione La canzone che ci ha fatto incontrare di Ryan Winfield (Jane's Melody #1)

Titolo: La canzone che ci ha fatto incontrare
Titolo originale: Jane's Melody
Autore: Ryan Winfield
Serie: Jane's Melody
Editore: Sperling & Kupfer
Data di pubblicazione: 15 Settembre 2015
Pagine: 288
Punto di vista: terza persona
Livello di sensualità: medio

Trama: Jane ha solo quarant'anni, ma l'esistenza l'ha già messa a durissima prova. Ha appena perso la figlia Melody e non riesce a darsi pace. Per averla lasciata andare senza rendersi conto di quanto stava succedendo. Per essersi lasciata travolgere dalle mille incombenze di madre single, sempre a rincorrere conti che non tornano. Jane è davvero disperata e, nella spasmodica ricerca di qualcosa che le spieghi quella giovanissima vita spezzata, si aggrappa a una presenza nuova e sconosciuta. L'unica presenza che, forse, la può aiutare a capire la morte della ragazza. È Caleb, il giovane con la chitarra che ha messo una moneta sulla tomba ed è sparito senza dire una parola, mentre il suo sguardo triste incrociava per un attimo quello di Jane. Quando lo ritrova, convinta che sia stato il ragazzo della figlia, Jane gli offre ospitalità, un lavoro, lo convince a restare, per farsi raccontare gli ultimi giorni di Melody. Ma Caleb non è quello che sembra. E s'innamora pazzamente di Jane. La differenza di età, le circostanze drammatiche e un'idea di futuro quasi impossibile le sembrano ostacoli insormontabili. Forse, però, il vero amore non conosce limiti. La storia di una donna alla quale il destino decide di offrire un altro inizio. Un amore sensuale e romantico che sfida le convenzioni. 

Recensione:
Sono delusa. Questa è la versione breve. Se invece volete quella lunga (ma poi neanche tanto), continuate a leggere. Sono delusa perché questo romanzo aveva diverse attrattive: una trama accattivante, una coppia fuori dai soliti stereotipi (una lei sulla quarantina con un lui più giovane di quindici anni), un autore maschio e una copertina bellina bellina. Insomma, potete giudicarmi male se mi ero fatta dei film? Io ci ho creduto tanto e invece...

Partiamo dalle note positive, perché non è tutto da buttare. La trama è interessante, si parla di argomenti difficili come la perdita di un figlio e la tossicodipendenza. Temi che vengono affrontati con delicatezza e senza superficialità. Ma l'autore non è stato in grado di emozionarmi. Come si dice? Mi ha raccontato, non mostrato. Ho visto Jane disperarsi per la perdita della figlia, ma non ho sentito il suo dolore. Ho visto una donna distrutta lasciarsi andare, ma non ho sentito la sua rassegnazione. Ho visto una donna che inizia a provare attrazione per un uomo molto più giovane, combattuta tra il senso di colpa e i sentimenti che stanno nascendo, ma non ho sentito i fremiti dell'eccitazione, la sua lotta interiore. Ho avuto la sensazione che l'autore abbia scritto quello che pensava una donna volesse leggere. Sono contorta? Sì, forse un po'. Ma i luoghi comuni sono un pochino troppi per i miei gusti.

La storia d'amore si sviluppa in modo naturale, abbastanza lentamente da essere credibile. Insomma, i due non si saltano addosso a pagina dieci, per intenderci. E' una cosa che apprezzo nei romance. Inoltre c'è questa tensione sotterranea che si respira nelle pagine, dovuta all'atteggiamento misterioso di Caleb, che mi ha impedito di addormentarmi con il reader in mano. Altro aspetto positivo. 

Eppure nel suo insieme questo libro mi ha lasciata fredda, indifferente e a tratti anche un po' insofferente. Se dovessi descriverlo con un aggettivo sarebbe triste o malinconico. Non ho apprezzato particolarmente il personaggio di Jane, che avrei voluto più forte e decisa, e non passiva e piagnucolosa. Caleb sarebbe un bel personaggio, se non fosse che è poco approfondito. La storia viene raccontata, seppur in terza persona, quasi sempre dal punto di vista di Jane. Così che non abbiamo modo di conoscere davvero Caleb, che rimane sfocato e bidimensionale

Nota di merito al finale che, anche se prevedibile, non è poi così scontato. Anzi. Finalmente Jane si mette in gioco, dimostrando di essere disposta a rischiare tutto pur di ottenere qualcosa di più dalla vita. Chissà, forse addirittura la felicità.

Il mio voto è:

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